Tra i primi argomenti affrontati da Giovanni Malagò dopo l’elezione alla guida della FIGC c’è stato anche il suo storico legame con la Roma. Durante la conferenza stampa successiva alla nomina, il nuovo presidente federale ha risposto alle domande sulla sua nota fede giallorossa, ribadendo come le passioni personali non debbano rappresentare un ostacolo per chi ricopre incarichi istituzionali.
L’imparzialità da presidente del Coni
Malagò ha spiegato di non voler rinnegare il proprio percorso umano e familiare, sottolineando che non c’è nulla di più sbagliato che negare le proprie origini o il proprio vissuto. Un concetto che il dirigente romano ha collegato direttamente alla lunga esperienza maturata alla guida del CONI, incarico ricoperto per oltre un decennio. L’ex presidente del CONI ha infatti ricordato: “Io per 13 anni sono sempre stato istituzionale, in maniera assurda, su questo è impossibile dirmi qualcosa”.
L’esempio di altre figure istituzionali
Per sostenere la sua tesi, il numero uno della FIGC ha citato alcuni esempi internazionali, ricordando come personalità di primo piano non abbiano mai nascosto le proprie passioni sportive. Dal principe William, spesso presente alle partite dell’Aston Villa, fino agli ex presidenti degli Stati Uniti Barack Obama e Donald Trump, rispettivamente tifosi di Chicago Bulls e New York Knicks. Malagò ha quindi concluso il ragionamento con una posizione molto chiara: ciò che conta è il comportamento di chi ricopre una carica pubblica, non la squadra per cui tifa. Le passioni personali, secondo il presidente federale, fanno parte della propria storia e non devono essere rinnegate, purché vengano sempre accompagnate da equilibrio, correttezza e imparzialità nello svolgimento del proprio incarico.