Mondiali

Bosnia-Erzegovina, talento e incognite: tra qualità e discontinuità

Dopo i playoff da batticuore e una qualificazione raggiunta dopo dodici anni, ora la Bosnia si trova davanti una sfida ancor più grande: il Mondiale
Bosnia

C’è qualcosa di romantico e malinconico nella storia calcistica della Bosnia-Erzegovina. Una nazione nata dalla dissoluzione della Jugoslavia nel sangue di una guerra devastante, che ha trasformato il pallone in simbolo di identità e riscatto. E ora, dopo dodici anni di attesa, i Dragoni tornano a un Mondiale. Lo fanno nel modo più rocambolesco possibile, eliminando ai calci di rigore prima il Galles, poi un’Italia che era data per favorita.

Il cammino verso il Mondiale

Nei gironi per la qualificazione, la Bosnia ha ottenuto il secondo posto alle spalle dell’Austria, con cinque vittorie in otto gare, ed è poi avanzata ai play-off eliminando il Galles a Cardiff ai rigori e battendo ancora ai rigori l’Italia, in una notte che resterà senza dubbio nella memoria collettiva bosniaca, a prescindere da come andrà il Mondiale. 

Una squadra tra vecchie glorie e nuova linfa

La Bosnia porta in Canada, Messico e Stati Uniti un gruppo che mescola sapientemente generazioni diverse. Il totem è sempre lui, Edin Dzeko. Il capitano bosniaco è ancora la stella assoluta della rappresentativa, l’uomo che trascina con l’esperienza e con i gol pesanti, come quello segnato in Galles per portare la sfida ai supplementari. A 40 anni passati, Dzeko incarna la continuità di una nazionale che ha faticato per decenni a trovare la propria dimensione internazionale.

Accanto al veterano, emergono profili interessanti. Demirovic dello Stoccarda è il partner offensivo di Dzeko, mentre il gioiellino Alajbegovic, attualmente al Salisburgo, ha già dimostrato di saper reggere la pressione dei momenti decisivi. In mezzo al campo spicca Tahirovic, ex Roma, mentre in difesa Muharemovic, in forza al Sassuolo, garantisce solidità e lettura della gara. In porta poi c’è Vasilj, che ha dimostrato la sua qualità proprio ai rigori, dove ha complicato la vita agli avversari nelle due sfide dei play-off.

Le incognite che pesano

Eppure attorno ai Dragoni aleggia più di un’incognita. La Bosnia è una squadra capace di grandi fiammate ma anche di lunghe fasi opache. Nella Nations League 2024-2025 i bosniaci avevano chiuso all’ultimo posto nel girone di Lega A con due pareggi e quattro sconfitte in sei partite, subendo addirittura la retrocessione in Lega B. Una disfatta che racconta quanto il rendimento della nazionale possa essere discontinuo, capace di passare dal capolavoro alla caduta nel giro di poche settimane. La Bosnia è anche l’unica nazionale al mondo ad essersi qualificata a un Mondiale senza mai aver disputato la fase finale del proprio torneo continentale, un paradosso che dice molto su una squadra che sembra trovare energie speciali quando il torneo è quello globale.

Girone e prospettive

Al Mondiale la Bosnia è inserita nel Gruppo B insieme a Canada, Qatar e Svizzera. Un raggruppamento che offre possibilità concrete: i canadesi sono padroni di casa e motivatissimi, ma gli altri avversari potrebbero essere alla portata della squadra di Barbarez,. Passare la fase a gironi non è un’utopia, anzi, sarebbe il minimo ambizioso per una squadra che ha già dimostrato di saper battere avversari sulla carta più forti.

La Bosnia non arriva al Mondiale come outsider romantica priva di ambizioni. Arriva con un roster di qualità, con giocatori abituati ai grandi campionati europei e con la fame di chi sa che queste occasioni non si ripetono spesso. Ma arriva anche con la consapevolezza che la discontinuità è il suo nemico peggiore. Se riuscirà a trovare quella continuità di rendimento che spesso le è mancata, i Dragoni potrebbero sorprendere. Altrimenti, rischiano di essere l’ennesima bella storia senza lieto fine.