Guida al Mondiale

Senegal, Africa protagonista: fisicità e qualità

Senegal, Getty Images

I Leoni della Teranga tornano sul palcoscenico mondiale con la consapevolezza di chi non si accontenta più del ruolo di outsider. Il Senegal che sbarca a USA-Canada-Messico 2026 è una nazionale matura, con un mix invidiabile di esperienza europea e talento bruto, capace di tenere testa a chiunque nelle giornate migliori. Eppure il girone sorride poco: di fronte ci sono la Francia e la Norvegia di Haaland, oltre all’Iraq: sarà un banco di prova durissimo, e i Leoni lo sanno.

Il momento della squadra

La qualificazione è stata dominante: primo posto nel Gruppo B con 24 punti in 10 partite, 7 vittorie, 3 pareggi e zero sconfitte, con 22 gol segnati e appena 3 subiti. Un percorso netto, che ha lasciato le rivali africane a distanza. A completare il quadro, ci sarebbe stata la vittoria sul campo della Coppa d’Africa 2025, che ha cementato lo spogliatoio e alzato l’autostima del gruppo, ma il trionfo è stato revocato due mesi dopo dando la vittoria a tavolino al Marocco. Sulla vicenda va ancora fatta chiarezza attraverso i vari ricorsi, ma a parte questo il clima interno è sereno, la catena di comando è chiara e la fame di risultati è palpabile.

Il commissario tecnico e le idee di gioco

Pape Thiaw ha impresso un’identità tattica ben precisa: organizzazione difensiva solida, ripartenze fulminee sulle corsie esterne e intensità atletica senza rinunciare alla qualità dei singoli. La sua gestione ha trovato la quadra attraverso il dialogo costante con i senatori dello spogliatoio. Il modulo base è il 4-2-3-1, con due mezzali di interdizione e tre trequartisti veloci alle spalle di una punta centrale. La transizione rapida in verticale è il marchio di fabbrica, ma la squadra sa anche abbassarsi e ripartire con ordine.

I giocatori chiave

Sadio Mané è il riferimento emotivo e tecnico: il suo rientro in nazionale ha alzato il tasso offensivo dell’intera squadra, oltre a restituire carisma e personalità al gruppo. Idrissa Gueye è l’uomo d’equilibrio: porta oltre un decennio di esperienza ai massimi livelli, tra Everton e PSG, ed è uno dei primatisti di presenze della nazionale. La sorpresa può essere Bara Sapoko Ndiaye, centrocampista di 18 anni alla prima convocazione, appena esordito con l’équipe première del Bayern Monaco.

Punti di forza e debolezze

Il Senegal ha un’identità chiara e un attacco tra i più profondi del torneo, con almeno cinque elementi di livello europeo intercambiabili. La solidità difensiva in fase di qualificazione è un marchio di garanzia. Le criticità riguardano la tenuta di Koulibaly, ancora in fase di recupero da un infortunio, perno difensivo imprescindibile: senza di lui il reparto perde il suo riferimento. L’altra debolezza è una certa discontinuità nelle prestazioni nei momenti più delicati.

Probabile formazione

4-2-3-1: Mendy; Diatta, Koulibaly, Niakhaté, Diouf; I. Gueye, P.M. Sarr; I. Sarr, Mané, Il. Ndiaye; N. Jackson.

La storia ai Mondiali

Tre partecipazioni (2002, 2018, 2022) e un quarto di finale nel 2002, secondo miglior risultato africano di sempre insieme al Camerun del 1990 e al Ghana del 2010. Il momento iconico resta il gol di Papa Bouba Diop alla Francia campione del mondo il 31 maggio 2002, alla prima partita della storia della nazionale in un Mondiale. Nel 2018 l’eliminazione al girone per la regola dei cartellini gialli; nel 2022 gli ottavi contro l’Inghilterra.

Obiettivo Mondiale 2026

Inseriti nel Girone I con Francia, Norvegia e Iraq, gli ottavi sono il traguardo minimo e realistico. Il nuovo formato che ripesca i migliori terzi offre un margine di sicurezza in più. Ma la rosa, se al completo, ha qualità per sognare qualcosa di più: i quarti di finale del 2002 non sono un miraggio irraggiungibile. La sensazione è quella di una squadra che non deve dimostrare nulla: l’Africa è presente, e i Leoni sono pronti a fare rumore.