Repubblica Ceca, ritorno Mondiale: talento e tradizione europea
Se è vero che si torna sempre dove si è stati bene, esattamente vent’anni dopo la Repubblica Ceca scalda i motori ed è pronta a stupire alla sua seconda storica partecipazione da nazione indipendente alla Coppa del Mondo. La formazione dell’est Europa infatti si riaffaccia nel più importante torneo calcistico per nazioni per la prima volta dal fantomatico 2006, quando incrociò nella terza partita del girone l’Italia in un crocevia fondamentale per lo storico successo azzurro. E stavolta non ci saranno Materazzi, Inzaghi né alcun azzurro sulla strada di una squadra che ha qualche carta da giocarsi per fare un bel percorso nella competizione.
Il momento della squadra
Il percorso della Repubblica Ceca nelle qualificazioni europee è stato nel complesso piuttosto convincente e caratterizzato da un vero e proprio exploit proprio nel momento decisivo: dopo il secondo posto conquistato nel girone L alle spalle della sola Croazia e davanti a Far Oer, Montenegro e Gibilterra, i cechi si sono resi protagonisti di un doppio incredibile successo ai rigori nei playoff eliminando prima l’Irlanda e poi la ben più quotata Danimarca. Più in generale, contando anche le amichevoli si registra una sola sconfitta nelle ultime otto uscite, con tre successi e quattro pareggi (lotteria dei penalty esclusa).
Il commissario tecnico e le idee di gioco
La federazione ha scelto nel recente passato di affidarsi sempre a uomini esperti, con grande conoscenza del calcio nazionale: in panchina come commissario tecnico ora c’è Miroslav Koubek, succeduto a un’altra vecchia conoscenza del calcio ceco come Ivan Hasek. Per lui, che da giocatore ha avuto un passato in soli club cecoslovacchi, un trascorso di tutto rispetto in varie squadre molto rappresentative del calcio del Paese: basti pensare che ha guidato tre volte il Viktoria Plzen, l’ultima delle quali proprio prima di accettare la chiamata della nazionale maggiore. Koubek punta su un 3-5-2 che permette alla squadra di esaltare le caratteristiche di tutti i migliori membri della rosa, ma soprattutto di mantenere una certa solidità sul piano difensivo: il suo calcio non è esaltante, elaborato né tantomeno arioso, ma è stato ampiamente sufficiente per creare un’identità di gioco chiara, che punta soprattutto sull’estro e la freddezza dei giocatori offensivi in ripartenza.
I giocatori chiave
Il giocatore più arappresentativo è Patrik Schick, centravanti classe ’96 del Bayer Leverkusen. Reduce da stagioni di altissimo livello con le Aspirine dopo la complicata esperienza in Serie A alla Roma, Schick unisce fisicità, tecnica e un ormai spiccato fiuto del gol: 17 reti in 37 presenze per lui in questa stagione in tutte le competizioni. È a conti fatti il terminale offensivo ideale per il gioco della nazionale, perché oltre ad aver ormai imparato negli anni a fare reparto da solo è anche un centravanti che ama esprimersi palla al piede in campo aperto, un elemento fondamentale per squadre che amano un calcio già attendista e basato sulle ripartenze.
La rosa potenziale della Repubblica Ceca annovera tuttavia anche altri giocatori che hanno saputo imporsi ai massimi livelli del calcio europeo: il centrocampista Tomas Soucek è da anni ad esempio il faro del centrocampo del West Ham in Premier League, stessa competizione in cui milita il difensore centrale Ladislav Krejci, in forza al Wolverhampton. Ma la vera sorpresa di questa stagione è stata finora il trequartista Pavel Sulc, punto fermo del Lione di Fonseca: un giocatore estremamente tecnico, ma soprattutto con un gran senso del gol.
Punti di forza e debolezze
La Repubblica Ceca ha costruito la propria identità sulla solidità difensiva e sulla pericolosità sulle palle inattive. È una squadra difficile da battere, che concede poco e sa capitalizzare le occasioni con freddezza. La fisicità e soprattutto l’esperienza di molti elementi che militano nei principali campionati europei garantiscono affidabilità anche nelle partite più tese. Le criticità emergono tuttavia sul piano della creatività offensiva: quando le partite si chiudono e gli spazi si riducono, la squadra fatica a trovare soluzioni alternative alla verticalizzazione diretta. E la presenza di Schick spesso diventa alienante per i compagni, che più che costruire un’azione corale propongono un calcio troppo diretto sul loro terminale offensivo.
Probabile formazione
REPUBBLICA CECA (3-5-2): Kovar; Chaloupek, Hranac, Krejci; Coufal, Provod, Soucek, Darida, Zeleny; Sulc, Schick. Allenatore: Koubek.
La storia ai Mondiali
La Repubblica Ceca, come nazione indipendente, ha partecipato a un solo Mondiale: Germania 2006, dove uscì agli ottavi di finale contro il Ghana dopo un girone superato brillantemente. Prima della dissoluzione della Cecoslovacchia, la tradizione era ben più gloriosa: due finali mondiali perse (1934 e 1962) e una semifinale nel 1990. Il ritorno nel 2026 chiude un digiuno ventennale e riporta sulla scena mondiale una delle scuole calcistiche più rispettate d’Europa.
Obiettivo Mondiale 2026
La Repubblica Ceca è stata inserita nel gruppo A con Messico, Sudafrica e Corea del Sud. Un girone potenzialmente molto equilibrato, nel quale pur non essendo favorita la nazionale dell’est Europa può provare a dire la sua anche eventualmente per qualificarsi al primo posto. Non ci sono infatti formazioni imbattibili in questo raggruppamento, motivo in più per provare spingendo da subito a garantirsi un potenziale percorso più agevole e soprattutto la soddisfazione di accedere per la prima volta alla fase finale della competizione dopo l’eliminazione ai gironi subita nel 2006.