Mondiali 2026, striscione Malvinas: cosa rischia l’Argentina?
Lionel Scaloni prima della partita contro l’Inghilterra era stato chiaro: “Non sarà altro che una partita di calcio”. Il commissario tecnico dell’Argentina ha cercato di escludere la politicizzazione di una sfida che con sé si porta dietro una storia ancora fresca nelle menti di argentini e inglesi. La Guerra delle Falkland che tra aprile e giugno del 1982 riportò l’arcipelago sotto il controllo dei britannici. Le parole del commissario tecnico dell’Albiceleste, però, sembrerebbero esser cadute nel nulla e i primi a favorire la strumentalizzazione della partita sono stati i suoi calciatori. Fin dal termine del match contro la Svizzera, nello spogliatoio cantavano: “Por Malvinas, per el Diego, per la ultima de Leo Argentina quiero verte bicampeòn” (“Per le Malvinas, per Diego, per l’ultima di Leo, Argentina voglio vederti di nuovo campione“), coro che trae ispirazione da una celebre canzone argentina. Ma il fatto più grave è quanto accaduto dopo il triplice fischio.
I giocatori dell’Argentina in campo con lo striscione per le Malvinas
I giocatori dell’Argentina, infatti, hanno esposto in campo un drappo bianco che recitava: “Le Malvinas son Argentinas“. Una chiara infrazione del regolamento della FIFA. In particolar modo Messi e compagni sono venuti meno all’articolo 11 del Codice Disciplinare FIFA che sanziona i comportamenti offensivi e la violazione dei principi del fair play e che vieta esplicitamente di utilizzare un evento sportivo come mezzo per manifestazioni di natura non sportiva. Ma hanno violato anche la Regola 4 del Laws of the Game (IFAB), nel quale viene chiaramente spiegato il divieto a esporre accessori che contengano slogan, dichiarazioni o immagini di natura politica, religiosa o personale.
Cosa rischia l’Argentina?
Ma quindi cosa rischia l’Argentina? Le possibili conseguenze si dividono in due strade: una estremamente severa e l’altra decisamente più morbida. Ma nessuna delle due porta alla squalifica dell’Argentina del torneo. La prima strada da percorrere è quella che consente alla FIFA di intervenire e squalificare i giocatori chiamati in causa, in questo caso: Lisandro Martínez, Romero, Giovani Lo Celso e Nicolás Otamendi. Regolamento alla mano i quattro giocatori potrebbero esser sanzionati pagando pegno nella finale del Mondiale, sempre tenendo conto, però, dell’applicabilità dell’articolo 27 che – come abbiamo visto nel caso Balogun – può portare alla sospensione di una squalifica da 1 a 4 anni. Quest’ultima è una strada assolutamente percorribile, almeno quanto quella della sanzione economica. La FIFA, infatti, al contrario di quanto fa la UEFA tende a scaricare la responsabilità oggettiva sulla Federazione, più che sui singoli calciatori. Questo significa che la Federcalcio argentina potrebbe esser punita con una sanzione economica e i calciatori con un richiamo personale o un’ammonizione formale.
I due precedenti
L’Argentina nel 2014
Ci sono due precedenti ai quali possiamo affidarci per entrare ancor di più nel vivo della decisione. Il primo riguarda ancora una volta l’Argentina e lo stesso striscione esposto al termine della partita contro l’Inghilterra, “Le Malvinas sono argentine“. Il caso è risalente a una partita contro la Slovenia, giocatasi nel 2014. In quell’occasione, la FIFA multò l’AFA per 30.000 franchi svizzeri (circa 23.500 euro) per violazione della neutralità politica, senza sanzionare alcun giocatore.
Il caso Spagna e le squalifiche di Morata e Rodri
Il secondo precedente risale, invece, all’Europeo vinto nel 2024 dalla Spagna. Al termine del successo in finale contro l’Inghilterra, Alvaro Morata e Rodri cantarono insieme ai tifosi “Gibilterra è spagnola”. Alcune settimane dopo i due calciatori vennero puniti con una giornata di squalifica. Sentenza alla quale si appelleranno i detrattori dell’Argentina. Bisogna, però, fare due distinzioni importanti: la prima è l’organo giudicante.
Nel caso del Mondiale, infatti, è la FIFA ad avere la responsabilità, durante l’Europeo è la UEFA. Per quanto entrambe condannino gesti come quello argentino e quello spagnolo, hanno due metodi sanzionatori differenti. La FIFA tende a colpire più le Federazioni, la UEFA usa il pugno duro e squalifica i calciatori (nel caso di Morata e Rodri per aver “violato le regole fondamentali della decenza” e aver “gettato discredito sul calcio”).
A fare la differenza, però, è anche il contesto. I giocatori della Spagna sono stati squalificati al termine della finale, saltando di conseguenza una gara di alcuni mesi dopo con una rilevanza sportiva decisamente inferiore. Quelli dell’Argentina, invece, sarebbero costretti a saltare la finale del Mondiale. Questo potrebbe portare la FIFA a una maggiore morbidezza in fase decisionale.