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Italia, Abodi fa sognare i tifosi: “Guardiola? Si può fare!”

Guardiola nuovo commissario tecnico dell'Italia? Secondo Abodi si può fare
Pep Guardiola, allenatore del Manchester City
Pep Guardiola, allenatore del Manchester City (Getty Images)

Bisognerà attendere il 22 giugno prima di scoprire il futuro della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Dopo le dimissioni Gabriele Gravina per la terza qualificazione al Mondiale mancata consecutivamente dalla Nazionale italiana (la seconda della sua gestione), le varie componenti del calcio italiano dovranno eleggere il suo successore. Attualmente in vantaggio sembrerebbe esserci Giovanni Malagò che ha ottenuto l’appoggio della Serie A, dell’Assocalciatori e dell’Assoallenatori. Un 48%, circa, di consensi che fan ben sperare l’ex Presidente del CONI, soprattutto dopo l’apertura della Serie B a favorire la sua candidatura. Chiunque sarà il nuovo presidente federale, però, avrà come compito quello di dare il via a una rinascita del calcio italiano e della selezione azzurra. Per quest’ultimo aspetto sarà necessario individuare un nuovo commissario tecnico che sostituisca Gattuso e l’attuale c.t. ad interim Silvio Baldini (pronto a tornare in U21).

Abodi lancia la suggestione Guardiola

Proprio per quanto riguarda il nuovo commissario tecnico, le strade che portano ad Antonio Conte potrebbero raffreddarsi nelle prossime ore. A favorire un’altra pista sono state le parole del Ministro dello Sport, Andrea Abodi, che a Skytg24 ha aperto alla possibilità di vedere Pep Guardiola come nuovo commissario tecnico: “Non è un sogno impossibile, è un allenatore importante, bisogna capire se voglia diventare uno straordinario selezionatore. Non è un tema di denaro, ma di ambizioni. Ma un allenatore da solo non fa una Nazionale, bisogna associare un progetto di alto livello di rilancio del calcio italiano. Bisogna cercare di recuperare il filo dell’eccellenza, per raggiungere obiettivi bisogna saper collaborare“.

Abodi parla anche del fallimento dell’Italia

Non è accettabile che, per la terza volta, non saremo ai mondiali. E che, dopo due volte in cui ci siamo ritrovati a giocarci tutto in un playoff, la nostra avversaria dimostri di avere più voglia, di aver avuto un approccio diverso. Mi auguro che questo determini uno choc della coscienza. Stiamo entrando in una sorta di sortilegio; non si è perso il talento, si è solo addormentato e lo stiamo trascurando. La priorità devono essere i giovani; la politica è importante così come l’assetto della federazione, la giustizia sportiva e la riforma dei campionati. Ma alla fine tutto ruota al modello tecnico; ci sono tanti ragazzi che non hanno un rapporto così familiare col pallone. Non sempre si ha la sensazione che il giocatore abbia libertà di saltare l’uomo, cosa che ci ha consentito di vincere. Troppo facile cercare il talento all’estero, costa meno ma dobbiamo trovare riforme che consentano maggiore competitività del mercato interno“.