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Italia, Gattuso: “Polemiche? I tifosi non fanno gol. Noi cresciuti, ci giochiamo tanto”

Le parole del Commissario Tecnico della Nazionale alla vigilia della gara tra Bosnia e Italia in conferenza stampa
Gennaro Gattuso, Italia
Gennaro Gattuso, Italia (Getty Images)

Vigilia gli sgoccioli in Bosnia, dove martedì 31 marzo alle 20:45 l’Italia si giocherà contro i padroni di casa l’accesso a un Mondiale che manca ormai da troppo tempo. Proprio dallo stadio Bilino Polje di Zenica, sede del match, va allora in scena la conferenza stampa pre partita di Gennaro Gattuso. Il CT della Nazionale non cambia approccio: «Uguale a quando eravamo a Bergamo, cambia poco. Oggi ci giochiamo tanto, lo sappiamo io, il mio staff, i miei giocatori. Giochiamo contro una squadra forte, con giocatori di qualità, forti fisicamente. Ci vuole una grandissima Italia per riuscire a coronare il sogno di tornare ai Mondiali».

I tifosi e le pressioni


«Spero di non deluderli, scenderemo in campo con grande voglia e veemenza. È l’aspetto più importante della nostra storia calcistica, siamo diventati campioni pur non essendo i più forti, ma con grande cattiveria agonistica e sofferenza. Non deve mancare questo» ha spiegato Gattuso in vista del match. Il ct della Nazionale poi affronta anche il tema delle pressioni: «Quando fai il calciatore o l’allenatore… Le partite sono difficili, soprattutto quando non puoi sbagliare, non puoi fallire. Poi puoi dire quel che vuoi ai calciatori. Loro vanno in campo e tatticamente l’altra sera l’abbiamo sbagliato. Secondo me qualche problematica, sotto l’aspetto tattico, l’abbiamo trovata. Siamo stati molto bravi, la verità è una sola. Parlo del mio percorso: noi sette mesi fa non eravamo questi, soffrivamo gli avversari, arrivavano facilmente in porta, ci creavano occasioni da gol. In sette mesi questa squadra nell’annusare il pericolo, lavorare in maniera diversa, è migliorata. Forse non abbiamo giocato in maniera ultraoffensiva e ci sta essere meno brillanti. Preferisco in questo momento una squadra che stia bene in campo, che soffra meno, per essere meno bellini. Pensiamo al concreto».

Il campo e la Bosnia

C’è tempo anche per una battuta sulle condizioni del campo dello stadio di Zenica, apparso in pessime condizioni. Gattuso però non ci pensa: «Non dobbiamo pensare a quello. È un alibi. Se il campo è brutto lo è per entrambi, la partita bisogna giocarla. Se pensiamo al campo, alla tribuna… No, è da deboli. L’ho visto il campo e può andare. Io ho fatto un anno qui vicino, so bene cosa vuol dire. I campi brutti erano quelli dove giocavo con l’Hajduk. Sinceramente anche se fosse stato brutto possiamo fare poco. Dobbiamo pensare a che squadra sono loro». A proposito della Bosnia, allora, l’allenatore dell’Italia parla chiaro: «Sergej Barbarez è un grande giocatore di poker… Lo apprezzo. Giocava attaccante, capelli biondi, al Leverkusen, all’Amburgo. È un allenatore preparato, si sa far volere bene, entra nell’animo dei suoi calciatori. Era un giocatore importante, con la maglia della Nazionale penso che abbia fatto 45-47 partite, segnato diversi gol. Lasciamo stare i discorsi della polemica con Dimarco, quelle sono stupidaggini. Siamo stati stupidi noi a farci del male da soli. Abbiamo sempre saputo che la Bosnia è di qualità, fisica, quando ti viene addosso si fa sentire. Sa soffrire e sa giocare, i due attaccanti, quando devono ricevere il cross, sanno muoversi molto bene. Per legare il gioco fanno robe interessanti con Dzeko. Sanno cosa devono fare. Scherzava? Lo avevo capito. Gli sto facendo un complimento, mi piace molto come personaggio».

Il rischio senza Mondiale

Gattuso, poi, sceglie di non lasciarsi andare a pensieri negativi. Non c’è spazio per le valutazioni sul calcio italiano se non dovesse arrivare la qualificazione: «Non credo sia la sede adatta. Sicuramente posso parlare di me, sarà una delusione. Una mazzata importante, dovrò assumermi le mie responsabilità perché sono il ct, ma ne parleremo dopo. Per ora la testa non ce la siamo spaccata, se succederà ci metteremo i punti. C’è gente preposta a dire cosa succederà, il mio pensiero lo tengo dentro di me».

Dzeko e le polemiche 

Interrogato sul rapporto con Dzeko, il CT della Nazionale spiega: «Ho una buona amicizia da qualche anno, la stagione scorsa quando ero all’Hajduk poteva venire a giocare qui. I primi anni che ci parlavo avevo percepito lo spessore dell’uomo, come calciatore lo conoscete tutti. Come uomo non mi sorprendono le parole, ha grandissimi valori. Penso che stamattina non si sia smentito. Complimenti a lui per quello che ha fatto e sta facendo. Ma anche per lo spessore dell’uomo. Loro sono qui, si giocano la loro partita, nel loro stadio». Spazio allora per Gattuso anche per un commento dopo la polemica dell’esultanza: «Ripeto: quello che è successo non mi è piaciuto per questo motivo. Non è capitato niente, Dimarco era là con i suoi famigliari, tranquillo, è successo quel che è successo. Il rispetto che abbiamo nei confronti della Bosnia è enorme, per quello che dimostrano in campo. Poi i tifosi… Non hanno mai fatto gol, non mi è capitato».

Le scelte 

«Locatelli ha fatto una buona prestazione, la mia scelta era tecnico-tattica» ha spiegato ancora Gattuso. Che poi ha continuato: «La squadra ce l’ho in testa, ci sono cinque cambi che sono fondamentali. Vediamo domani, ho marcato quello che abbiamo fatto male, ma la sua gara è stata buona, alla fine». Sulla scelta in attacco, poi, il CT rimanda la scelta: «Vediamo domani, non voglio fare favori agli avversari. Ho detto di una squadra anche tecnica, loro sono forti e anche fisici. Speriamo di fare meno danni possibili».

Il gruppo

C’è spazio nella conferenza di Gattuso anche per spendere parole sugli Azzurri infortunati ma comunque con la squadra tra Bergamo e la Bosnia: «Siamo un gruppo unito, vedo questi ragazzi dal primo giorno. All’inizio abbiamo preso gol assurdi, eravamo fragili, facevamo fatica a tenere il campo. Con Israele, alla prima difficoltà, abbiamo rischiato di buttare una partita finita. Questo è un aspetto e siamo migliorati. Oggi è venuto Di Lorenzo che si sta curando da un doppio infortunio, una fascite plantare e un problema al ginocchio. Tantissimi altri giocatori a Bergamo: Zaccagni doveva fare la risonanza oggi e ha priorità il club giustamente. È fondamentale vedere questo attaccamento. Dicevano non ci fosse amor proprio, che a nessuno importava. Io lo vedo e mi auguro di cuore, ma non a livello personale bensì per questi ragazzi, di raggiungere questo obiettivo qui. Per come la vivono. Sono orgoglioso, sono contento, anche se le cose andranno male. Spero di no, mi tocco».