Italia, ore febbrili: Gattuso riflette sulle dimissioni dopo il disastro di Zenica
Il giorno dopo la “terza apocalisse” calcistica italiana, il silenzio di Zenica pesa come un macigno sul futuro della panchina azzurra. Rino Gattuso, uomo di passioni e rara sincerità, si trova davanti al bivio più difficile della sua carriera. Nonostante la conferma “in tempo reale” arrivata dal presidente federale Gabriele Gravina subito dopo la sconfitta contro la Bosnia, la permanenza del tecnico calabrese è tutt’altro che scontata. Gattuso, fedele al suo stile, non è uomo da nascondersi dietro i contratti: l’ipotesi di un addio volontario prima della scadenza naturale di giugno si fa sempre più concreta. Il CT potrebbe decidere di “togliere il disturbo” autonomamente, assumendosi quella responsabilità totale che il suo ruolo e il suo carattere gli impongono.
Il nodo tattico e la sindrome della paura
Al di là delle questioni contrattuali, l’analisi tecnica del fallimento evidenzia problemi strutturali che Gattuso non è riuscito a risolvere. La Nazionale vista contro l’Irlanda del Nord e poi a Zenica è apparsa una squadra ostaggio della paura, capace di passare dalla verticalità di settembre a un possesso orizzontale e sterile a marzo. Resta da capire quanto l’atteggiamento rinunciatario visto dopo il gol del vantaggio — con la squadra che si è abbassata colpevolmente per difendere l’1-0 — sia stato un ordine tattico o una reazione istintiva di un gruppo senza leader. Se è vero che in Italia non si nascondono nuovi Messi o Yamal, è altrettanto vero che la gestione dei cambi, come il tardivo inserimento di un brillante Palestra, pesa sul giudizio finale della gestione tecnica.
Riflessioni tra amicizia e sopravvivenza politica
Il futuro di Gattuso non dipende però solo dalla sua volontà. In via Allegri si gioca una partita parallela per la sopravvivenza politica dei vertici federali: Gravina, che già in passato scelse la continuità con Mancini dopo il disastro macedone, potrebbe trovarsi costretto a sacrificare il CT per placare le critiche del Consiglio Federale. In queste ore decisive, Gattuso cercherà conforto nei consigli degli amici di sempre, da Massimo Ambrosini a Gigi Buffon, colui che più di tutti lo ha voluto su quella panchina. La sensazione è che Rino, pur di non diventare un peso o un alibi per il sistema, sia pronto a farsi da parte con la dignità che lo ha sempre contraddistinto, lasciando alla FIGC il compito di ricostruire l’ennesima ripartenza dalle macerie.