Italia, terzo Mondiale fallito: è l’ennesimo fallimento della gestione Gravina
La terza mancata qualificazione consecutiva dell’Italia al Mondiale non è più un episodio isolato, ma il simbolo evidente di un sistema che non funziona da anni. Dal 2018 (seppur in quel caso sotto la gestione di Tavecchio, dimessosi in seguito all’eliminazione) a oggi, sotto il comando di Gabriele Gravina, il calcio italiano ha accumulato una serie di fallimenti che vanno ben oltre il risultato sportivo e che impongono una riflessione profonda sullo stato complessivo del movimento.
I problemi della gestione Gravina
Le esclusioni dai Mondiali del 2018, del 2022 e ora quella più recente rappresentano tre tappe di una stessa crisi, che non può essere liquidata come semplice sfortuna o come conseguenza di singole prestazioni negative. Si tratta piuttosto di un problema strutturale, che riguarda la programmazione, la gestione delle risorse e la capacità di costruire un percorso credibile nel lungo periodo. In questi anni si sono alternati diversi commissari tecnici, da Mancini a Spalletti fino a Gattuso, senza che però si sia riusciti a trovare continuità né una reale identità. I cambi in panchina non hanno prodotto la svolta sperata, segno che le difficoltà non risiedono solo nella guida tecnica ma in un contesto più ampio e complesso.
Dove sono i giovani talenti?
Uno dei nodi principali riguarda la produzione di talenti. Il calcio italiano fatica a formare nuovi giocatori di alto livello e, nelle rose dei club di Serie A, la presenza di calciatori italiani è sempre più ridotta. Questo incide inevitabilmente anche sulla Nazionale, che si trova a dover attingere a un bacino limitato e meno competitivo rispetto ad altre realtà europee. A ciò si aggiunge una gestione che, secondo molte critiche, non ha saputo intervenire in maniera incisiva per correggere queste criticità. Le mancate qualificazioni ai Mondiali precedenti non hanno portato a una vera discontinuità nelle scelte dirigenziali, alimentando l’idea di una continuità amministrativa che non ha prodotto i risultati attesi.
Un danno economico
Il problema non è solo sportivo, ma anche economico e strategico. L’assenza dal Mondiale comporta una perdita significativa in termini di ricavi, visibilità e appeal internazionale. Sponsor, diritti televisivi e investimenti commerciali risentono inevitabilmente dell’assenza della Nazionale dal palcoscenico più importante del calcio mondiale, riducendo il peso dell’Italia nel panorama globale.
FIGC a un bivio
Tre esclusioni consecutive rappresentano quindi un segnale chiaro: il sistema calcio italiano necessita di una revisione profonda, che coinvolga non solo la Nazionale ma l’intera filiera, dai settori giovanili ai rapporti tra federazione e club, fino alla formazione tecnica e alla gestione delle infrastrutture La FIGC si trova oggi davanti a una scelta decisiva: continuare con interventi parziali oppure avviare un processo di rinnovamento strutturale. Perché il problema non è più soltanto tornare a qualificarsi, ma ricostruire un sistema competitivo e sostenibile nel tempo. In questo contesto, i risultati negativi non possono essere considerati episodi isolati, ma il riflesso di una crisi più ampia. Una crisi che, dopo tre Mondiali consecutivi guardati da casa, appare ormai evidente e non più rinviabile.