Nazionale, Maldini: “Malagò ha cambiato le regole. Guardiola? Già scriveva le formazioni, poi…”
Lunga intervista di Paolo Maldini sulle colone del Corriere della Sera. Al centro delle discussioni soprattutto la vicenda che lo ha visto coinvolto insieme a Leonardo sul tema Nazionale. L’ex dirigente del Milan ripercorre così la sua scelta: «I patti sono stati rivisti. Di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto. Del resto la prima cosa che gli ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l’allenatore lo decidete voi e io lo avallo. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse».
Non solo Pirlo
Maldini quindi si sofferma sull’iniziale candidato per la panchina della Nazionale. Andrea Pirlo, sì, ma non solo: «I nomi erano tre: Andrea, Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Tre campioni del mondo. Ma il presidente ci ha detto che in base agli accordi che l’hanno portato all’elezione, con l’appoggio di tutti i club tranne la Lazio, non potevamo toccare gli allenatori delle squadre di Serie A. Quindi De Rossi e Grosso erano esclusi. Ma io capisco. A fine luglio le squadre sono già in ritiro, è difficile cambiare in corsa. Malagò ci ha detto: questo non si può fare. E noi siamo andati avanti con Pirlo».
Il no di Guardiola
Anche due nomi importanti, come Ancelotti e Guardiola, sono stati contattati da Maldini e Leonardo per la panchina della Nazionale: «Una telefonata al migliore allenatore italiano di sempre, al mio fraterno amico Carlo Ancelotti, l’abbiamo fatta. Ci ha risposto che il Brasile gli ha ribadito la completa fiducia, ci ha salutati dicendoci in bocca al lupo. Una telefonata doverosa. Guardiola siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli… ma i soldi, i 20 milioni di euro di cui si è parlato, non sono mai stati un tema. Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto. Ma ha detto no per stanchezza. Viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi».
Le dimissioni
Ma come si è arrivati al no a Pirlo e alle dimissioni di Maldini e Leonardo? Lospiega ancora l’ex dirigente rossonero, senza giri di parole: «Malagò ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”. Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire. Non so se questo è essere intransigente e presuntuoso. Io sono abituato in un’altra maniera. Non c’erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme, ma allo stesso tempo esaltante».