Milan, Allegri: “I fischi a Leao? Positivi. Il mio futuro incerto”
Il Milan deve tutelarsi. La squadra di Massimiliano Allegri è reduce da due sconfitte in campionato che rischiano di pesare sull’umore della squadra e dell’ambiente che, oggi, vede la Juventus avvicinarsi e minacciare la propria terza posizione. Il Diavolo tornerà in campo domenica alle ore 15.00 allo Stadio Bentegodi contro l’Hellas Verona. Sarà una partita abbordabile sulla carta, l’occasione contro una rosa che aspetta solo l’ufficialità della retrocessione, per tornare a vincere e a respirare dopo giorni in apnea. La sfida contro gli scaligeri, però, sarà un’occasione anche per alcuni singoli, tra i quali Rafael Leao che durante il match contro l’Udinese ha lasciato San Siro tra i fischi del popolo rossonero. Di questo e molto altro ha parlato anche Massimiliano Allegri nella conferenza stampa tenuta a Milanello alla vigilia del match.
Allegri sui fischi a Leao
“Sicuramente a Leao sono serviti un po’ i fischi, ha capito che nella vita le cose non vanno sempre per il meglio. Avrà una bella reazione: ha fatto una buona settimana di allenamento come tutti. Sono convinto che gli attaccanti torneranno a segnare. La squadra dovrà tornare ad affrontare le partite con ordine. Con l’Udinese non siamo stati un minuto schierati in fase difensiva: eravamo troppo disordinati”.
La partita contro il Verona
“Domani giochiamo dopo le ultime due sconfitte, in cui non abbiamo segnato gol perché nelle ultime 4 abbiamo fatto 3 partite senza segnare. Domani è una partita importante perché bisogna tornare alla vittoria: contro una squadra di contropiedisti ancora molto viva. Ci vuole una partita di squadra. Nell’arco della stagione un momento difficile c’è, va affrontato con serenità e facendo le cose in maniera ordinata: contro l’Udinese siamo stati disordinati. Mancano sei partite e domani è una partita importante per il nostro obiettivo da raggiungere: bisogna solamente giocare a calcio in serenità, con grande compattezza e ordine“.
Allegri e il discorso sul suo futuro
“Non lo so. So solamente una cosa: in questo momento tutte le energie vanno concentrate sull’obiettivo finale. Società, giocatori, allenatori, staff. Tutti lavoriamo per il club. Sopra a tutto ci sta sempre il club, il Milan. All’interno della storia sono passati dirigenti, presidenti, giocatori ma l’unica cosa che rimane è il club. Tutti dobbiamo lavorare per il club. Io sono sempre stato legato ai ragazzi: per me i miei giocatori sono i migliori di tutti. Vanno sostenuti e loro devono sostenere me, come hanno fatto. Credo che la società ha lavorato molto bene quest’estate, abbiamo una rosa di ottimi giocatori e con qualcuno straordinario: è una buona base, per rinforzare questa base dobbiamo arrivare in Champions. Gli step sono due: prima arrivare in Champions e poi programmare il futuro. Gli incontri con Furlani? Sono incontri, come ci sono stati in sede anche due giorni fa, in cui uno parla dell’annata e su cosa è andato e cosa no. Poi verranno messi sul tavolo quando raggiungeremo l’obiettivo, che potrebbe essere raggiunto anche all’ultima giornata. Domani è importante vincere ma se non dovesse succedere non è che non entriamo in Champions… Poi a pranzo si discute sulla situazione ed è normale che dopo 3 sconfitte in 4 partite, ci facciamo delle domande. I ragazzi hanno fatto una buona settimana e in questi momenti potresti perdere delle certezze acquisite ma non deve succedere“.
“La mia storia dice che sono stato 15 anni tra Milano e Torino, facendo parte di due grandissime società dove sto lavorando con grandissimi dirigenti. Il primo step è l’obiettivo della Champions e poi programmare il futuro, cosa già partita l’anno scorso quando è cambiata metà della rosa. Poi, tutti sognavamo di competere con l’Inter, senza però perdere di vista il nostro obiettivo: bisogna pensare a quello. Io sono legato al Milan e di solito quando siamo partiti a inizio stagione, bisognava pensare già alla prossima: una volta che è stata costruita la squadra di quest’anno, già è partita la costruzione dell’anno dopo. Però bisogna arrivare in Champions. Non bisogna guardare tre mesi avanti, ma due anni“.
La crescita del Milan
“Una società di calcio deve essere competitiva e sostenibile ma tutto ruota intorno al risultato. È semplice. Se fai risultato, la società diventa più forte. Il brand Milan è uno dei più importanti al mondo ma dipende dal risultato. Noi abbiamo una responsabilità di posizionare il Milan in Europa, perché se non è posizionato lì è difficile che la società si sviluppi in un altro modo. Tutto gira intorno al risultato: quando si perde si sta per una settimana con il giramento di scatole, pensa per la società quando non arrivi all’obiettivo…”.