Sanremo

Sanremo 2026, svelata la scenografia: tutti i dettagli

Attraverso un comunicato, la Rai ha svelato tutti i dettagli della scenografia dell'edizione del 2026

Sanremo si prepara a cambiare volto. Per il 76° Festival della Canzone Italiana, la scenografia dell’Ariston torna a essere firmata da Riccardo Bocchini, che sceglie di rompere con i canoni tradizionali puntando su asimmetria, movimento ed emozione. Una scena che abbandona la rigidità delle geometrie classiche per raccontare, attraverso linee sbilanciate e volumi in continua trasformazione, la natura fluida e imprevedibile della musica contemporanea.

I dettagli della scena

L’idea di fondo, spiegata nel comunicato ufficiale della Rai, è chiara: lo spazio non è più un semplice contenitore, ma diventa racconto. Le linee si inseguono e si allontanano in direzioni inattese, mantenendo però un’armonia complessiva. Un linguaggio visivo che riflette quello musicale, dove nulla è statico e ogni canzone può cambiare prospettiva. La scena si spinge verso la platea, sale verso la galleria e si sviluppa sui tre livelli dell’orchestra, annullando simbolicamente la distanza tra chi canta e chi ascolta.

Un aiuto per i brani

Ogni brano troverà una sua identità grazie a configurazioni tecnologiche capaci di allungarsi, comprimersi e modificare lo spazio scenico in tempo reale. Il progetto prende forma attraverso un grande boccascena architettonico, asimmetrico, composto da tre fascioni che avvolgono palco e platea, abbracciando l’intero teatro. Il cuore della scena si ricompone con l’ingresso della scala motorizzata, svelata da un imponente sipario a ledwall scorrevole orizzontalmente, in un omaggio dichiarato alla tradizione teatrale.

Il sipario

Al centro del fronte palco trova spazio un sipario tecnologico, mobile e modulabile, capace di trasformare ogni volta l’aspetto della scena. Come una melodia che non segue mai una linea retta, anche lo spazio scenico si piega, si estende e si apre, accogliendo il suono e amplificando l’emozione. Il risultato è una sensazione di espansione continua, in cui i confini fisici del palcoscenico dell’Ariston sembrano dissolversi.

Un lavoro di squadra

L’obiettivo finale è trasformare il Festival in un’esperienza percettiva totale. In sinergia con il direttore della fotografia Mario Catapano, la scena potrà mutare radicalmente grazie a giochi di luce, accensioni e spegnimenti, passando dal nero assoluto al bianco totale. Fondamentale anche il lavoro di regia di Maurizio Pagnussat, con telecamere integrate nella scenografia e pronte a muoversi alla ricerca di nuovi punti di vista, per vivere il palco a 360 gradi.