ATP Indian Wells 2026, Medvedev si candida per il titolo: “Difficile affrontarmi”. Poi il giudizio sullo shot clock
Nonostante un viaggio a dir poco avventuroso da Dubai alla California, Daniil Medvedev è finora apparso in grande spolvero al Masters 1000 di Indian Wells dove si è qualificato per i quarti di finale senza lasciare neanche un set per strada, allungando la propria striscia di vittorie a quota otto.
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Medvedev fiducioso
Prima di scendere in campo per il match dei quarti con Jack Draper venerdì 13 marzo all’una italiana, l’ex n. 1 della classifica ATP è convinto di essere difficile da battere per i suoi avversari in questo periodo: “Penso che in generale il mio livello sia stato molto alto. Ho messo molta pressione sul servizio di Michelsen e anche nel secondo set, che è stato più equilibrato, ho avuto due game in cui ho avuto palle break per andare sul doppio break di vantaggio. In uno ricordo che ha fatto una volée incredibile sulla prima palla break. Avrei potuto essere un po’ più avanti nel punteggio, però sono contento di come ho giocato, di come ho servito, praticamente di tutto. Non vedo l’ora di giocare le prossime partite. A Brisbane ho vinto il titolo e qui sto giocando molto bene, quando gioco al massimo è difficile affrontarmi, perché posso servire bene, posso fare vincenti quando serve, ma posso anche difendere molto bene quando necessario. È un gioco completo, che mi piace molto e che a volte non è facile da controllare per l’avversario. Quando ho fiducia gioco in modo aggressivo. Se guardate le partite degli Slam quando arrivavo in finale, giocavo contro gente come Rublev o Felix, che sono molto aggressivi, ma spesso facevo più vincenti di loro. Questo perché difendevo bene per ridurre i loro vincenti, ma quando avevo l’occasione entravo in campo. Quando invece gioco un po’ peggio divento più difensivo, ma non è una scelta: semplicemente la potenza dei colpi cala un po”.
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L’opinione di Medvedev sullo shot clock
Il russo non si tira indietro quando si tratta di giudicare lo shot clock che non piace particolarmente a Carlos Alcaraz per come viene gestito dai giudici di sedia: “Lo shot clock è molto soggettivo. Penso che ci dovrebbe essere un po’ di considerazione da parte dell’arbitro. Alcuni giocatori ne abusano: magari restano due secondi e dicono “oh, il lancio di palla non è andato bene”. È molto soggettivo. Penso che qui sia un po’ troppo veloce. E se lo dico io, che servo velocemente, allora probabilmente lo è davvero. Ma cerco semplicemente di adattarmi e giocare con queste regole. A volte serve anche un po’ di buon senso da parte degli arbitri: secondo me funzionerebbe bene anche avvisare prima il giocatore: durante il cambio campo dire “guarda che due volte sei stato vicino al limite, la prossima sarà warning“.