ATP Montecarlo 2026, Berrettini: “So cosa mi manca per tornare al top”. Il consiglio a Musetti
Martedì 7 aprile 2026 è il giorno dell’esordio in singolare al Masters 1000 di Montecarlo per Matteo Berrettini che affronterà Roberto Bautista Agut alle ore 11:00, ma prima di scendere in campo il finalista di Wimbledon 2021 rilascia una interessante intervista alla Gazzetta dello Sport.
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Il momento di Berrettini
Il romano parla del passato, del presente e del futuro che sarà con il nuovo allenatore Thomas Enqvist: “Con lui e Alessandro Bega ho costruito un team ideale che possa camminare insieme a me nel percorso che mi sono dato: ora mi alleno e sono felice, guardiamo tutti al medesimo orizzonte, che è di tornare competitivo ai massimi livelli e al tempo stesso di apprezzare tutto quello che ho costruito nel tempo. A marzo 2024 ero n.142, quindi stavo messo peggio. E poi sono tornato tra i primi 30. È chiaro che a un certo momento subentra anche l’ego del campione, e ti fai delle domande. Ma adesso di dubbi non ne ho più: devo soltanto avere pazienza, che non è mai stata la mia qualità migliore. Ma con l’età si diventa più saggi. So che mi manca la continuità, in particolare in partita, perché in allenamento davvero stiamo facendo le cose che servono. Nei tornei americani ero abbastanza soddisfatto del rendimento, sono stato aggressivo, anche se magari non per tutto il tempo che avrei voluto. La finale di Wimbledon 2021 resta il mio risultato più importante, il punto più alto, ma anche nei momenti più difficili, io sono sempre stato convinto di essermi meritato quel livello, di valere il numero 6 del mondo che avevo raggiunto”.
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La telefonata di Musetti
Alla soglia dei 30 anni, che compirà domenica 12 aprile, Berrettini è il più esperto del gruppo azzurro e, non a caso, Lorenzo Musetti l’ha chiamato recentemente per chiedergli un consiglio: “Dopo Indian Wells, Musetti mi ha telefonato: voleva sapere come gestire mentalmente il rientro da un infortunio. E se non lo so io, con tutto quello che ho passato. Io sono cresciuto con una generazione di grandi tennisti, ma mai così tanti tutti insieme. Ora siamo una forza mondiale, quattro tra i primi 20 fino la settimana scorsa. Siamo andati a cena insieme perché siamo un bel gruppo e ci aiutiamo a vicenda. Sono contento per i ragazzi. Mi rende felice e mi dà anche una spinta per restare sul pezzo”.
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