ATP Montecarlo 2026, Vagnozzi racconta Sinner: “Non dobbiamo stravolgere il suo gioco”
Lunga e interessante intervista rilasciata dall’allenatore di Jannik Sinner, Simone Vagnozzi, ai microfoni di Sky Sport dove è intervenuto in telecronaca insieme a Elena Pero e Paolo Bertolucci.
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Vagnozzi descrive il lavoro con Sinner
Il tecnico ascolano dà vita a una bella chiacchierata in cui rivela tanti aspetti del n. 2 della classifica ATP: “La sua esperienza sulla terra è migliorata. Cerchiamo di andare con calma i primi giorni, cercando di sentire la differenza degli appoggi, le scivolate. Si va progressivamente, ed arrivare qua su una superficie diversa con due vittorie in tasca aiuta perché in questo sport la fiducia è fondamentale. Lo scorso anno abbiamo passato 4 mesi sulla terra, ce l’abbiamo ancora un po’ dentro dall’anno scorso! Negli anni ci sono stati degli episodi non fortunati (il doppio fallo non visto contro Tsitsipas due anni fa, la pioggia a interrompere un momento positivo contro Rune, i tre match point nella finale di Parigi), quindi le occasioni per vincere un grande torneo su terra ci sono state. Ha comunque vinto Umago contro Alcaraz. La terra non è la sua superficie preferita ma può fare molto bene anche qua. Le palle corte? Io da giocatore ho campato una vita col drop shot!. Sta capendo meglio il momento per farlo, in base alla palla che arriva dall’avversario come farlo, se incrociato o lungo linea. Devo dire che sta iniziando a giocarlo di più col rovescio e qua deve migliorarlo e farlo più spesso, perché quando tira forte col rovescio cross l’avversario tende a fare un passo indietro e quindi c’è lo spazio per farla e sarebbe importante aggiungere questo nel suo bagaglio tecnico. Nole è un maestro in questo colpo. Dobbiamo lavorare e farlo diventare automatico. Nessun giocatore ha la bacchetta magica, serve il tempo per lavorare e inserire con il tempo novità. È un processo, Jannik è il primo che vuole sempre migliorare, è in continua evoluzione. È il segreto dei grandi campioni, non fermarsi mai. Se non hai un motivo per allenarti bene ogni giorno non è nemmeno facile trovare la motivazione ogni giorno. Il lancio di palla nel match contro Humbert ha prodotto alcuni ‘kick’ davvero notevoli, inizia ad essere un bel colpo che fa saltare molto alta la palla e porta fuori l’avversario, tanto che è riuscito a fare anche alcuni serve and volley quando l’avversario è andato molto dietro a rispondere. Sono cose che inizia a fare automaticamente ed è molto importante. Il calendario di Jannik? Era così già in partenza, ma dipende poi tutto dai risultati, bisogna essere flessibili. Madrid è in programma, ma dipende da come sta sul lato fisico. Tra Doha e Indian Wells abbiamo fatto una buona preparazione, ora penso che sia più un fatto mentale che atletico. Quando giochi questi 1000 uno dietro l’altro, stai un mese sul pezzo e non è facile. Dobbiamo trovare il giusto bilanciamento, e quando sei in fiducia vuoi solo giocare ma serve anche prendersi il tempo per fermarsi, riposarsi e lavorare. Vediamo come andrà questo torneo e poi tireremo le somme. Quando giochi bene e tutto fila via al meglio non vorresti fermarti mai, non perdere nemmeno un giorno di allenamento, ma invece dobbiamo essere bravi e pensare all’obiettivo di lungo periodo e fare le scelte più giuste per il 2026 e tutta la sua carriera. Abbiamo lavorato tanto sulla risposta perché ci sono diversi giocatori che tendono a servire in base alla posizione in risposta dell’avversario, per esempio Zverev e Medvedev. Se ti metti vicino tendono a battere veloce sul diritto, se stazioni più dietro allora cercano un ‘kick’ più lento. È importante alla risposta sentire il momento e pensare a che cosa vuoi che accada. Molti giocatori soffrono perché avendo due servizi completamente diversi prendono ritmo se giocano la seconda sempre veloce, ma se invece vai dietro e apri il campo, allora tendono a giocare più carico e così perdono il ritmo. Così spostarsi come posizione di risposta aiuta per non far prendere ritmo alla battuta dell’avversario e allo stesso tempo forzare la scelta dell’avversario sul tipo di battuta che si vuol ricevere. Jannik ha fatto una sorta di upgrade perché prima era solito giocare un game in risposta tutto da vicino o tutto da lontano, invece adesso cambia posizione all’interno del game a seconda del momento, e questa è una chiave importantissima. Abbiamo lavorato tanto sulla flessibilità, fin dall’inizio. Lui era un ragazzo davvero altoatesino, quadrato, se faccio il punto in questa maniera voglio continuare a farlo così… Però non funziona, soprattutto nei match tre su cinque, gli altri si abituano o quando le cose non vanno bene. L’avversario cambia nel corso della partita, è necessario essere un camaleonte. Sinner ha una base di gioco molto solida, una velocità alta che lo sostiene ed è base, si faceva sempre l’esempio della pasta al pomodoro: se metti troppo sale non va bene, ma se non metti affatto nemmeno. Idem per il parmigiano, troppo non va bene… È necessario trovare le giuste quantità per fare un buon piatto. Non bisogna stravolgere il suo gioco: è un attaccante da fondo campo che tira forte e si prende il punto così. Ma all’interno di questo è necessario inserire la palla corta, la discesa a rete, la sorpresa. E non tutti i giorni sono uguali. A Montecarlo sta facendo cose straordinarie. Ogni partita in più che riusciamo a fare qua è un bonus, è un test su questa superficie. Dobbiamo cercare di arrivare a Parigi con la miglior condizione. All’inizio il mio è stato un ruolo di responsabilità, sapevo di avere per le mani un diamante grezzo… Era già n.10 del mondo, fortissimo, ma era necessario fare delle scelte di lungo periodo per farlo arrivare al massimo nel tempo. Non si può mai sapere se sono le scelte corrette, ma tutti noi insieme avevamo una visione piuttosto chiara di quello che doveva diventare come giocare. Doveva completarsi in certe aree dove era carente. Ci sono 19enni già fortissimi ma che non sono riusciti a migliorarsi nel corso della carriera. Abbiamo investito un paio di anni per lavorare e portarlo dove volevamo, accettando il fatto che nel breve periodo potesse non ottenere i risultati migliori. Volevamo costruire un tennista capace di poter vincere ogni torneo e siamo contentissimi di dove siamo arrivati. Oggi ogni volta che perde sembra un mezzo dramma… Cambiano le prospettive: prima arrivare sul 5 pari era normale, oggi in una situazione del genere si può pensare che sta succedendo! Ma la verità che è di difficoltà se ne trovano sempre, Jannik ha un livello medio altissimo ma anche lui ha le sue difficoltà. Ci sono giornate dove non sente un colpo o la palla… Lui è fortissimo a tirare fuori il meglio di sé stesso nella difficoltà, questa è una capacità innata, ce l’ha dentro. Si sveglia ogni mattina pensando a come diventare migliore, e per chi allena è una manna dal cielo. Il rapporto allenatore – giocatore non è mai facile. Ci sono in campo a volte momenti di nervosismo, anche se lui è sempre molto rispettoso. Ci sono dei momenti in cui devi dargli una sveglia, altri lo devi incoraggiare, altri ancora dove lui cerca tutta l’energia possibile dal team, magari in giornate dove è più teso. Altre nei quali dice state calmi, gestisco tutto io. Ormai dopo quattro anni lo conosco così bene che già prima del match mi basta guardarlo in faccia per capire come sta. Come i giocatori sbagliano un colpo, anche io posso sbagliare il consiglio. Una partita persa la si valuta con massima attenzione, molto più di una vittoria. Anche se fa male, ti resta molto più dentro. Jannik si riguarda tutta la partita e poi ci confrontiamo e si vede cosa si può fare meglio. Lui magari propone qualcosa per cambiare quello che non ha funzionato, e magari invece io lo conforto che andava bene così. Non si può stravolgere tutto dopo una sconfitta. Sinner cerca sempre di capire cosa avrebbe potuto fare meglio in quel momento, in quella situazione, per far sì che non capiti più. Ci stiamo preparando come abbiamo fatto prima di ogni Slam, capire quante partite fare sulla terra prima di arrivarci, quanto allenarsi. La fiducia con cui si arriva al torneo è fondamentale perché quando non si ha fiducia si fa molta più fatica nel lavoro quotidiano. È necessario fare le scelte giuste ma anche essere flessibili”.
Il rendimento di Sinner nel 2026 (20 vittorie/2 sconfitte)
Australian Open: semifinale
Doha: quarti
Indian Wells: vittoria
Miami: vittoria
Montecarlo: ottavi (in corso)