Tennis

Bertolucci torna sugli orari notturni: “Solo Sinner si è rifiutato di giocare”. Ecco quando

Interessante editoriale da parte di Paolo Bertolucci in cui torna sugli orari folli degli US Open 2026
Paolo Bertolucci (Getty Images)

La partita terminata alle ore 03:33 del mattino tra Ben Shelton e Carlos Alcaraz ai quarti degli US Open 2026 ha fatto inviperire Paolo Bertolucci che era subito intervenuto su X per criticare gli organizzatori e, ad alcuni giorni di distanza, l’ex capitano della nazionale italiana di Coppa Davis torna sull’argomento in un editoriale per la Gazzetta dello Sport.

Bertolucci ricorda quando Sinner si è rifiutato di giocare a Parigi-Bercy nel 2023

Ecco le parole del nativo di Forte dei Marmi che rammenta quando Jannik Sinner si ritirò a Parigi-Bercy nell’edizione del 2023 subito dopo un incontro terminato a tarda notte: “Qualche anno fa Sinner si rifiutò di giocare a Parigi Bercy perché sarebbe dovuto scendere in campo alle due di notte. Dopo quel caso l’Atp ha vietato l’inizio delle partite oltre le 23. Gli Slam, invece, continuano a muoversi per conto loro. Anche i giocatori, però, hanno una responsabilità: se dicessero tutti insieme che a certe condizioni non si entra in campo, i tornei prenderebbero provvedimenti”.

La critica di Bertolucci agli US Open

Bertolucci torna, poi, all’attualità, rincarando la dose contro lo Slam newyorkese: “I match terminati a notte fonda allo US Open sono una follia. Come si può pensare di chiedere a un atleta di giocare e rendere a certi orari. Non c’è nessuno sport al mondo che imponga condizioni simili. Nel tennis, invece, si manda in campo alle undici e mezza un quarto di finale al meglio dei cinque set e poi ci si stupisce se la partita termina alle tre o alle tre e mezza del mattino. La cosa che trovo ancora più assurda è l’entusiasmo con cui vengono accolti questi record: «Hanno finito alle 3.30, che spettacolo». Zverev ha superato due volte le due di notte e per me non è sport. È soltanto un modo per fare male al tennis e ai suoi protagonisti. Vengono tirate in ballo le esigenze televisive: ma quale televisione può essere contenta di mandare Alcaraz-Shelton alle undici e mezza di sera? Se un giocatore finisce il suo match a quell’ora non va a letto: deve tornare nello spogliatoio, mangiare, fare i massaggi, presentarsi in conferenza stampa. Poi magari ha l’albergo a Manhattan e impiega quaranta minuti per arrivarci. Entra in camera alle sei, con l’adrenalina ancora addosso, e non è certo in grado di addormentarsi subito. Poi ci si domanda perché i giocatori si facciano male… Oggi mancano quattro dei primi dieci del mondo: Jannik Sinner non gioca, Alcaraz è stato fermo fino a poco fa, Holger Rune è fuori da un anno, Jack Draper anche. A questi si aggiungono Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti e molti altri. Di questo passo il tennis perderà i suoi personaggi principali. La soluzione, secondo me, è più semplice di quanto si possa pensare: serve un limite di orario preciso, uguale per tutti”.