Clamoroso, Ferrero si candida per il dopo Cahill: “Allenare Sinner? Non direi di no”. I dettagli
Pur essendosi lasciati amichevolmente, Juan Carlos Ferrero e Carlos Alcaraz hanno concluso una collaborazione lunga sette anni in modo improvviso e il 45enne valenciano ha ammesso di far fatica a seguire le partite del suo ex assistito: “Sto solo guardando i risultati. Non ho visto nessuna partita, solo qualche spezzone. So che sta giocando molto bene, che è molto maturo e calmo. Sono felice per lui e tutta la squadra. Non guardo molto tennis. Non ho ancora quella voglia di sedermi e guardare un’intera gara. Ho parlato con Carlos e ci siamo salutati in ottimi termini, il che mi ha aiutato molto. Abbiamo aspettato che le cose si calmassero un po’ e poi abbiamo parlato. Ci sono state alcune circostanze che hanno portato alla decisione di non partire per motivi interni, e non me ne pento. Mi manca stare con Carlos, mi manca essere lì in Australia, ma perché avevo una relazione di lunga data che non può cambiare così dal nulla in due mesi”.
Ferrero allenerebbe Sinner
Dopo un 2026 dedicato al golf in cui sarà il mental coach di Angel Ayora, l’ex n. 1 della classifica ATP potrebbe tornare in pista nella prossima stagione, magari proprio al fianco di Jannik Sinner come rivelato a Cadena Ser: “Allenerei Jannik Sinner? Al momento non lo so. È un grande giocatore, uno dei due migliori al mondo. Non direi di no. Se mi venisse data l’opportunità, la prenderei in considerazione”.
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Una risposta che assume notevole interesse specialmente se si considera che Darren Cahill potrebbe andare in “pensione” nel 2026 con un anno di ritardo rispetto a quanto comunicato all’Australian Open nel 2025, lasciando la casella vuota nel team del 24enne di San Candido.
Un ritorno di fiamma con Alcaraz?
Ma il primo amore non si scorda mai e Ferrero non chiude le porte neanche a un ritorno al fianco di Carlitos: “Non si sa mai. Ci siamo lasciati in ottimi rapporti, abbiamo detto quello che dovevamo dire e abbiamo concluso la relazione in modo amichevole. C’è molto affetto e amicizia tra noi. È una rottura professionale, ma l’amicizia rimane. Sono sempre stato diretto con lui. Non sono mai stato così esigente come si dice. Mi sono adattato al mio giocatore. Non si trattava tanto di controllo, quanto di consigli. Alla fine ha preso le sue decisioni”.