Djokovic su Sinner e Alcaraz: “Voglio ancora prenderli a calci nel sedere”. Poi rivela il consiglio più importante ricevuto da Ljubicic
Dopo la semifinale persa con Jannik Sinner a Wimbledon 2026 con il punteggio di 6-4 6-4 6-4, Novak Djokovic si è dedicato alla presentazione del documentario sulla sua vita intitolato “Novak Djokovic: il lupo d’inverno”, motivo per cui si sprecano gli aneddoti ogni volta che rilascia una intervista.
Djokovic spera di poter ancora battere Sinner e Alcaraz
Inevitabile per Nole parlare della rivalità con l’azzurro e Carlos Alcaraz: “Voglio ancora prenderli a calci nel sedere. Quando li vedo giocare, hanno stili completamente diversi. Federer e Nadal, per esempio, erano davvero molto diversi. Anch’io ero diverso. Eravamo in tre, ed eravamo tutti diversi l’uno dall’altro. Sinner e Alcaraz mi ricordano così tanto me stesso. Ho l’impressione di giocare contro il me stesso di 10 o 15 anni fa, ed è un po’ doloroso provare questa sensazione in campo: “Oh mio Dio. Voglio dire, so come risolvere questo segreto, ma ce la farò?”.
Djokovic ringrazia Ljubicic e Ancic
L’ex n. 1 del mondo ha, poi, parole al miele per gli ex tennisti croati Ivan Ljubicic e Mario Ancic che l’hanno aiutato molto quando era molto giovane: “Entrambi erano ai vertici del tennis mondiale in quel periodo, terzo e settimo del ranking ATP. All’epoca condividevo lo stesso allenatore di Ivan Ljubicic che era il numero tre del mondo. Ero un adolescente e non sapevo praticamente nulla. Quali corde usare, quale racchetta scegliere, quale bilanciamento fosse più adatto, quanto dovesse pesare la racchetta… Davvero non lo sapevo. Ho imparato tutto strada facendo. Ero un ragazzo magro proveniente dalla Serbia, appena arrivato nel mondo del tennis, e cercavo di trovare la mia strada e conquistarmi un posto. Ljubicic mi ha preso sotto la sua protezione. Mi ha aiutato e guidato durante tutto il percorso. Mi ha insegnato come parlare con i media e come comportarmi. Il consiglio più importante che mi ha dato è stato quello di essere sempre me stesso e di rimanere autentico“.