La previsione di Rusedski su Alcaraz: “Se salta Cincinnati darà forfait anche agli US Open 2026”. I dettagli
Il podcast dell’ex giocatore di tennis ora anche allenatore di Giovanni Mpetshi Perricard, Greg Rusedski, offre sempre spunti d’interesse e, nell’ultima puntata, il britannico si concentra sul ritorno in campo di Carlos Alcaraz.
Rusedski crede che Alcaraz salterà gli US Open 2026
L’ex n. 4 della classifica ATP crede che il 23enne murciano debba giocare per forza il Masters 1000 di Cincinnati prima degli US Open 2026: “Per avere una possibilità di giocare gli US Open, deve assolutamente giocare a Cincinnati. Se giocherà a Cincinnati e il polso reggerà, sarà una notizia entusiasmante per il nostro sport, perché abbiamo davvero bisogno che torni. Se invece non giocherà a Cincinnati, sapremo che gli US Open non saranno possibili, e ormai è lontano dalle competizioni da tantissimo tempo. Deve essere prudente, perché ha bisogno di aumentare gradualmente il carico di lavoro e non bisogna affrettare il rientro. Il torneo di Cincinnati, che dura 12 giorni, potrebbe persino aiutarlo, dato che avrebbe più tempo per recuperare tra una partita e l’altra. Tuttavia, restano ancora enormi punti interrogativi. Per gli uomini, giocare in uno Slam significa passare dai match al meglio dei tre set a quelli al meglio dei cinque ed è molto impegnativo. Da quello che ho visto nel primo video del suo allenamento, non pensavo che avrebbe giocato gli US Open. Ma il nostro sport ha bisogno del suo ritorno e presto lo scopriremo. Speriamo che riesca a tornare a Cincinnati, perché ci manca Carlos. Spero davvero che sia lì e in buona salute“.
Rusedski approva il tutore indossato da Alcaraz alla finale dei Mondiali 2026
Rusedski ha, poi, aggiunto che Alcaraz è stato saggio a indossare un tutore al polso quando era presente sugli spalti della finale dei Mondiali 2026: “Quando ricopri un ruolo come quello alla finale della Coppa del Mondo, devi stringere la mano a tantissime persone. Se qualcuno ti dà una stretta di mano particolarmente energica, rischi di sollecitare nuovamente l’infortunio. Per questo penso sia stata una scelta intelligente indossare il tutore durante la finale“.