Musetti: “Sinner e Alcaraz hanno una qualità che a me manca”. Ecco quale
Tra gli outsider per l’edizione 2026 dell’Australian Open c’è anche Lorenzo Musetti che rilascia una interessante intervista all’ex giocatrice Caroline Garcia a Insider Podcast.
Musetti papà
Il carrarino spiega cosa abbia provato nel diventare padre: “La nascita di Ludovico, il nostro primo figlio, ha cambiato la relazione con la mia compagna, Veronica, ha fatto fare un passo avanti alla nostra relazione. È un evento che ti lega per sempre. Anche se stavamo insieme solo da un anno, ci siamo sentiti profondamente connessi. È una bella sfida, chiaramente mi sono sentito un po’ spaventato. Ero preoccupato all’inizio, non sono riuscito a vivere quella situazione con gioia. Poi dopo la nascita ho trovato quella gioia. Veronica è stata di enorme aiuto. Ludovico è nato tra Indian Wells e Miami, dopo 5 giorni ero in campo a Miami e mi sono sentito di nuovo come dire libero in campo. Lascerò che i miei figli scoprano la loro passione. Avranno tutto il mio supporto sia se vorranno diventare tennisti, sia se vorranno percorrere altre strade”.
Il rapporto tra Musetti e Tartarini
Il nostro connazionale ha un rapporto speciale con il suo coach storico Simone Tartarini: “Con Simone ci conosciamo da sempre, ho passato più tempo con lui che con la mia famiglia. Siamo cresciuti insieme. I miei genitori si sono sempre fidati di lui, hanno da sempre sentito che era la persona giusta. Quando hai un rapporto così lungo con un allenatore, a volte è difficile ascoltare anche se ti dice la cosa giusta. Lui certamente sa come prendermi in ogni situazione, non solo in campo”.
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La qualità che manca a Musetti rispetto a Sinner e Alcaraz
In ultimo, spazio a una serie di riflessioni sulla sua carriera compresa una qualità mancante rispetto a Jannik Sinner e Carlos Alcaraz: “La medaglia olimpica è stata l’emozione più grande della mia vita. Wimbledon è stato un sogno: non avrei mai pensato che avrei giocato lì la mia prima semifinale in uno Slam. A me piace giocare bene, ma se dopo una bella partita poi perdi ti resta poco. Sicuramente Jannik Sinner, Carlos Alcaraz, anche Holger Rune nell’anno in cui è arrivato al numero 4 del mondo, hanno gestito la pressione meglio di me”.