Panichi ottimista sul recupero di Rune: “Reagisce bene”
Ospite del JLM Podcast, Marco Panichi parla del suo nuovo pupillo Holger Rune, attualmente in fase di riabilitazione dopo la rottura del tendine d’Achille nella semifinale di Stoccolma contro Ugo Humbert.
Panichi spiega come ha trovato Rune all’inizio della collaborazione
Innanzi tutto, l’ex preparatore atletico di Novak Djokovic e Jannik Sinner sottolinea in che condizioni si trovasse il danese all’inizio della loro relazione lavorativa: “Holger è un ragazzo con un potenziale enorme. Esplosivo, coordinato, con un istinto naturale molto forte. Ma tende a usare tanta energia in eccesso, soprattutto nei momenti in cui non serve. Il primo lavoro è stato aiutarlo a gestirla. Quando sono arrivato, Holger veniva da un periodo complicato. Non c’era un infortunio ‘grande’, ma un insieme di cose: affaticamenti, compensi, piccole rigidità che limitavano la sua espressività. Il corpo mandava segnali chiari”.
Il recupero dal grave infortunio
Inevitabile riflettere, poi, sul futuro del 22enne di Gentofte che potrebbe tornare in campo nella seconda metà del 2026: “Per uno come lui, che basa il tennis sulla velocità e sulla capacità di cambiare direzione, anche il 10% di efficienza in meno diventa un limite enorme. Se il corpo non risponde, cambia tutto: postura, appoggi, tempi di reazione. Si muoveva, ma non come sa muoversi lui. Abbiamo rimesso ordine. Prima di tutto nella gestione dei carichi, poi nella qualità del movimento. Holger tende sempre a dare il massimo, ma quando devi recuperare serve disciplina: progressioni, intensità controllata, rispetto dei tempi. In certi momenti il lavoro giusto è farlo andare più piano. Restituirgli simmetria, equilibrio e fiducia nei movimenti è l’obiettivo dell’intero team. Un atleta esplosivo come lui deve sentire il corpo ‘libero’. Quando ricomincia a fidarsi degli appoggi e delle accelerazioni, cambia tutto. Sta tornando a muoversi come vuole lui. Ha ricominciato a sentire il corpo fluido. È giovane, reagisce bene e impara in fretta. La chiave è metterlo nelle condizioni di esprimere la sua intensità, ma in modo efficiente”.