US Open

US Open 2026, orgoglio Djokovic: “Non ho finito di raccontare la mia storia”. L’omaggio a Nishikori

A 21 anni dalla prima partecipazione agli US Open Novak Djokovic va a caccia del 25° Slam a Flushing Meadows
Novak Djokovic
Novak Djokovic (Getty Images)

L’esordio di Novak Djokovic agli US Open 2026 andrà in scena lunedì 1° settembre all’una italiana contro Mariano Navone e il 39enne serbo appare carico nel media day newyorkese.

Djokovic vede il bicchiere mezzo pieno dopo il ko all’esordio a Cincinnati

Nole riflette sull’essere arrivato a Flushing Meadows con una sola partita nelle gambe, allargando poi il discorso al documentario che ha ripercorso la sua vita: “Non mi piacciono le sconfitte premature, a dire il vero, ma questa mi ha dato il tempo di prepararmi nel modo più adeguato allo US Open. Ho avuto il tempo per allenarmi davvero e portare il mio corpo e la mia mente nello stato giusto. Se mi chiedete se sono preparato, sento di esserlo, il più possibile. Ma allenarsi è diverso dal giocare sull’Arthur Ashe Stadium e disputare una partita al meglio dei cinque set. Normalmente non si gioca al meglio dei cinque durante gli allenamenti. Le partite d’esordio sono sempre state piuttosto complicate per me, soprattutto negli ultimi anni. Spero di superare il primo ostacolo e costruire da lì. Il documentario? Sono orgoglioso di poter presentare al mondo la mia storia e di farlo per la prima volta in questo formato. Era davvero difficile riuscire a condensare tutto e provare a raccontare l’intera storia. Molte cose sono state lasciate fuori o hanno avuto pochissimo spazio nel documentario. Personalmente penso che questo sia solo l’inizio. Mi piacerebbe approfondire molti argomenti diversi. Non ho finito di raccontare la mia storia“.

Djokovic rende omaggio a Nishikori

L’ex n. 1 della classifica ATP spende, poi, parole bellissime per Kei Nishikori, eliminato nelle qualificazioni all’ultima partecipazione agli US Open dove aveva raggiunto la finale nel 2014 dopo aver battuto proprio Djokovic: “Ho detto molte volte in passato che Kei è uno dei giocatori più talentuosi che abbia affrontato e che abbia visto giocare. Aveva un gioco di gambe incredibile, era velocissimo, si trovava a suo agio nell’essere aggressivo e nel giocare vicino alla linea, con la stessa velocità, precisione e qualità su tutte le superfici. Era un avversario molto difficile da affrontare. È un peccato che abbia avuto così tanti problemi con gli infortuni. Sono sicuro che avrebbe raggiunto ancora più traguardi se fosse stato un po’ più sano nel corso della sua carriera. Ha fatto la storia del tennis e dello sport giapponese. Lui, la sua famiglia e tutte le persone che gli sono state vicine dovrebbero essere orgogliosi di tutto quello che ha ottenuto”.