Tennis

Vondrousova tira in ballo Sinner e Swiatek dopo la squalifica di quattro anni: i dettagli

Marketa Vondrousova vede un collegamento tra la sua sospensione e quanto accaduto a Jannik Sinner e Iga Swiatek
Marketa Vondrousova
Marketa Vondrousova (Getty Images)

Un controllo anti-doping rifiutato nella scorsa stagione costa ben quattro anni di squalifica a Marketa Vondrousova, fuori fino a giugno 2030 dopo la pesantissima sospensione comminatale dall’ITIA.

Il collegamento tra il caso Vondrousova e quelli di Sinner/Swiatek

In una intervista rilasciata a iSport, La campionessa di Wimbledon 2023 è convinta che l’ITIA abbia voluto farle pagare le critiche arrivate all’organismo dall’opinione pubblica dopo le sentenze miti che hanno riguardato Jannik Sinner e Iga Swiatek: “L’intero processo è stato terribilmente difficile, anche perché hanno smentito i miei stati d’ansia. Sapevo che il loro medico avrebbe potuto interrogarmi, ma per sette mesi nessuno mi ha contattata. Poi lo stesso medico si presenta in tribunale e dice che sto mentendo. Quando gli ho chiesto perché non mi avesse nemmeno parlato, ha risposto: ‘Non ne ho bisogno, ho solo letto i documenti‘. Dopo quello che è successo con Iga Swiatek e Jannik Sinner, quando tutti sono stati criticati per l’approccio troppo indulgente nei confronti delle star, hanno voluto dimostrare il loro potere su di me. E ci sono riusciti”.

La ricostruzione dell’episodio da parte di Vondrousova

La tennista ceca spiega, poi, perché abbia rifiutato quel controllo anti-doping: “Non voglio atteggiarmi a vittima né affermare che stiano mentendo spudoratamente, ma stanno presentando l’intera vicenda in modo terribilmente semplificato. Durante l’udienza la commissaria ha ammesso di non avermi mostrato né il suo documento d’identità, né la lettera di autorizzazione, per assicurarmi di star parlando con la persona giusta. C’era una sconosciuta che voleva entrare in casa mia. Lei continuava a dire che dovevo farla entrare, ho risposto che ero spaventata e che non l’avrei fatto. Allora ha detto: ‘Firma questo foglio per me e me ne vado’. In preda al panico, l’ho vista come l’unica soluzione. Mi ha fatto firmare un vecchio modulo che indicava una pena massima di due anni per il rifiuto di sottoporsi a un test antidoping. Se la commissaria dell’antidoping si fosse comportata professionalmente, avesse mostrato i suoi documenti o mi avesse permesso di verificare la sua identità, sarebbe andata diversamente. Il giorno dopo ho contattato il Comitato Antidoping Ceco, dicendo che sarei andata a fare un controllo immediatamente. Sono tornati tre giorni dopo, il test era negativo, ovviamente. Mi hanno controllata per tutto il tempo in cui è stata gestita questa vicenda”.