Wimbledon

Wimbledon 2026, Berrettini si commuove: “Partita da top 10 ma un anno fa pensavo al ritiro”

Matteo Berrettini sente di aver espresso un gioco da top 10 della classifica ATP al 2° turno di Wimbledon con Arthur Fils
Matteo Berrettini
Matteo Berrettini (Getty Images)

Un Matteo Berrettini in versione vintage approda al 3° turno del torneo di Wimbledon grazie all’affermazione in quattro set ai danni di Arthur Fils e la mente non può che andare al 2021 quando il romano raggiunse la finale.

Prestazione da top player per Berrettini a Wimbledon

Ecco le parole del 30enne romano in conferenza stampa dopo aver battuto il francese ed essersi commosso a fine match: “Se ho le sensazioni del miglior Berrettini? Non me le ricordo bene, ho giocato una partita di altissimo livello. Serviva bene, rispondeva bene. Questa per me è una partita da Berrettini Top 10. Mi sento bene, come potete vedere ho un grande sorriso in faccia. Sapevo di dover giocare una grande tennis per battere Arthur. Il lavoro che ho fatto prima e dopo Parigi sta pagando. Stavo lavorando bene già da inizio stagione e poi ho dovuto unire dei punti per far funzionare le cose: sono stato paziente. Sono contento del mio livello e della mia intensità. Sono migliorato sulla mia pazienza, ma non è facile. Il tennis ti insegna ad essere paziente. A volte i risultati non arrivano e lì devi credere nel processo. Quando servo così e trovo quel ritmo lì, mi tolgo da un sacco di situazioni spinose. E in più ti dà la fiducia di sapere che poi anche da fondo ho la tranquillità di giocare”.

Berrettini ha pensato al ritiro un anno fa

Il nostro connazionale si lascia, poi, andare a riflessioni più ampie sulla propria carriera, rivelando di aver pensato al ritiro dopo il k.o. al 1° turno di un anno fa: “Non direi che è una carriera diversa ora, ma impari durante la carriera… adesso voglio godermi il processo, gli allenamenti, la tensione, le vittorie. L’amore per lo sport e la competizione è quello di sempre. Il mio primo maestro mi disse a 10-11 anni: ‘non ho mai visto un ragazzino così quadrato tatticamente’. Capire quando c’è da spingere, da variare, servire con un po’ più di taglio è una chiave. Il mio è un gioco violento, cerco di tirare più forte possibile, ma l’accortezza tattica è una chiave. Ho fatto un grande lavoro mentale. Pensavo che per giocare uno Slam al meglio dei 5 servisse il 100%, ho imparato ad accettare che a volte si può essere al 75%. Risollevarsi dopo la sconfitta dell’anno scorso qui a Wimbledon? È stato difficile, un anno fa non sorridevo… ho posato la racchetta per un mese… Uscendo dal campo ho pensato: ‘Forse è l’ultima volta’”.