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Wimbledon 2026, l’affondo di Djokovic: “I tanti infortuni colpa del calendario”. Poi lancia la sua proposta

Dopo la vittoria con Yibing Wu all’esordio, Novak Djokovic affronta il tema degli infortuni nel tennis
Novak Djokovic
Novak Djokovic (Getty Images)

Deve soffrire più del previsto Novak Djokovic per eliminare Yibing Wu al 1° turno del turno di Wimbledon, imponendosi con il punteggio di 6-4 5-7 6-4 6-4.

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Ecco le parole del serbo in conferenza stampa: “Pensavo di poter chiudere la partita in tre set, ma all’improvviso ha iniziato a giocare un tennis incredibile. Ha servito benissimo, ha risposto sempre in maniera profonda, la sua palla viaggiava a una straordinaria velocità e, per lunghi tratti della partita, non sono riuscito a trovare punti deboli nel suo gioco. È lui che mi ha costretto ad ‘abbassare’ il livello grazie alla sua costanza e alla sua aggressività. Nel quarto set ero davvero alle corde e avrei potuto perdere il parziale. Ho servito alla grande nei momenti importanti e sono stato anche un po’ fortunato in alcuni punti cruciali. Ho dovuto dare il massimo per vincere”.

Djokovic critico con il calendario

L’ex n. 1 della classifica ATP sottolinea come il calendario attuale sia la causa dei tanti infortuni nel circuito, lanciando la proposta di velocizzare il gioco: “Le statistiche mostrano che gli infortuni sono chiaramente in aumento e credo che sia necessario analizzare la questione da due prospettive. La prima, che domina chiaramente il nostro sport oggi, è quella commerciale. C’è un tentativo costante di incrementare il valore economico creando tornei più lunghi, estendendone la durata e introducendo nuovi eventi in un calendario già completamente saturo. Ho il privilegio di scegliere dove giocare e non sono esposto a un calendario così impegnativo come la maggior parte dei giocatori. Ma capisco perfettamente le lamentele di Carlos Alcaraz e di molti altri tennisti quando dicono di passare troppo tempo lontano da casa. Non piace neanche a me. Credo che il tennis abbia bisogno di una sorta di profondo rinnovamento e cambiamento. I Tour non funzionano bene. Ci sono troppe cose che accadono dietro le quinte, troppi conflitti tra gli organi di governo del nostro sport. I ​​tornei del Grande Slam saranno sempre i pilastri del tennis, ma i circuiti devono ripensare il calendario, i formati e molte delle regole attuali. Dobbiamo tutti sederci e riflettere su cosa sia meglio per il futuro di questo sport. Sono sempre stato contrario a questo format. Da un punto di vista economico genera più valore, certo, ma la domanda è: valore per chi? Principalmente per i proprietari dei tornei. Ho cercato più volte di spiegare ai giocatori che devono comprendere appieno il contesto di quell’accordo trentennale perché, in realtà, non ne traggano tutti i benefici che credono. Quei quattro giorni extra generano molti più introiti per i tornei che per i giocatori stessi. Quando ero presidente del Consiglio dei giocatori, ho cercato di fermare quell’accordo. Difenderò sempre la tradizione e la storia di questo sport, ma dobbiamo anche chiederci come possiamo avvicinare i giovani al tennis. Qualche anno fa, la PTPA ha condotto uno studio che ha rivelato che l’età media di un appassionato di tennis è di 61 anni. Con tutto il rispetto, dobbiamo attrarre un pubblico molto più giovane. I giovani guardano i tornei del Grande Slam, ma non staranno seduti per quattro o cinque ore al giorno a guardare una partita. La capacità di attenzione è cambiata e dobbiamo capire come funziona il mercato attuale. A mio parere, i tornei del circuito dovrebbero sperimentare formati più dinamici, partite più brevi e offerte più coinvolgenti per lo spettatore. Gli Slam rappresentano un caso a parte, ma al di fuori di questi, dobbiamo osare e innovare”.