Super Bowl LX, Bad Bunny star divide gli Stati Uniti
La 60ª edizione del Super Bowl si accende quest’anno al Levi’s Stadium di Santa Clara, in California, dove New England Patriots e Seattle Seahawks si contendono il trofeo in una serata straordinaria che unirà sport e spettacolo. Come sempre, infatti, sarà anche la kermesse extra campo a tenere banco in una serata che va molto oltre la partita. Prima del kickoff si esibiranno infatti i Green Day con un medley dei loro brani più celebri, mentre Charlie Puth e Brandi Carlile interpreteranno rispettivamente l’inno americano e “America the Beautiful”. Il momento clou dell’intrattenimento è rappresentato per forza di cose ovviamente dall’Halftime Show: la star dell’evento sarà Bad Bunny, artista portoricano di fama internazionale, chiamato a calcare il palco più ambito della stagione NFL e a rappresentare, per molti, una svolta culturale nell’evento anche piuttosto clamorosa vista la fase storica e politica del Paese.
Una scelta che fa rumore
La presenza di Bad Bunny sul palco ha infatti alimentato un acceso dibattito politico: figure conservatrici, guidate dal pensiero dell’attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump, hanno criticato infatti la scelta definendola divisiva (pensiero condiviso anche da molti giocatori) e annunciato che non parteciperanno all’evento, mentre altri gruppi hanno promosso spettacoli alternativi paralleli all’Halftime Show. Il tutto nasce dalle parole del “re della Latin trap”, il primo artista di lingua spagnola a esibirsi sul palco del Super Bowl, e al suo attacco diretto a Trump stesso sui temi legati all’Ice e all’immigrazione durante il suo discorso ai Grammy 2026, dove ha vinto il premio per l’Album dell’anno.Una scelta, quella del fresco vincitore dei Grammy Awartds, che aggiunge un’ulteriore dimensione a una finale di portata clamorosa come sempre anche per ciò che succede al di là del semplice incontro. Un evento unico nel suo genere, come prova ciascuno degli elementi che lo accompagnano dal prezzo folle dei biglietti al costo da capogiro per un semplice spot pubblicitario. E anche, ovviamente, il carrozzone mediatico.