Basket

Polonara torna ad allenarsi: “La mia partita non è in campo”

Dopo la battaglia contro la leucemia, il trapianto e il coma, l’ala grande della Dinamo Sassari ha rimesso gli scarpini
Achille Polonara (Getty Images)

Achille Polonara di nuovo con le scarpette da gioco e il pallone in mano: il cestista della Dinamo Sassari ha infatti postato un breve video sul suo profilo Instagram, nelle storie, col quale racconta il suo ritorno sul parquet. Un paio di tiri a canestro, sul campo del club sardo, e il bel segnale di ottimismo e speranza per un atleta che lotta contro la leucemia mieloide e ha subito un trapianto di midollo. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, il classe ’91 spiega così le sensazioni provate: “Riprendere la palla in mano dopo dieci mesi è stato emozionante, bello. All’inizio mi sembrava che fosse la prima volta che giocassi a basket, poi tiro dopo tiro la sensibilità è tornata sempre di più. Per ora sono concentrato sul lavoro individuale, soprattutto fisico. Quella che si vede nel video che ho postato è la prima volta che tiravo. In questo periodo devo stare attento a non subire traumi, contusioni, quindi il mio lavoro con la squadra, di contatto, inizierà dopo l’estate”.

Polonara pronto al “secondo tempo” della sua vita

Il nativo di Ancora è pronto per il suo “secondo tempo”: “Raccontare la mia storia è sempre stato un mio pensiero, magari a fine carriera. Però ho scelto di farlo ora per sfruttare questo pit stop – spiega parlando della sua autobiografia ‘Il mio secondo tempo’- . Avevo tante giornate libere per mettere insieme le idee. Ho iniziato quest’estate in ospedale con Marco Garavaglia che mi ha aiutato nella stesura”. Nonostante il graduale ritorno al campo, Polonara stabilisce le priorità: Non penso al basket ma alla vita perché la partita vera la sto giocando fuori dal campo. Vorrei avere più fortuna nella vita o almeno meno sfiga”. Parlando dell’ultimo anno spiega: “Ci sono stati momenti molto difficili che ho superato grazie a mia moglie Erika perché non mi ha mai fatto mancare il suo aiuto, la sua presenza. Il suo mantra è stato: ‘Devi lottare per i nostri figli (Vitoria e Achille junior, ndr), se non lo fai non ti perdoneranno di aver mollato per battere la malattia’”.

Polonara, dall’oblio alla luce

Sullo sviluppo della malattia rivela: “La settimana scorsa sono stato a Valencia e ho iniziato a prendere pillole sperimentali che dovrebbero abbassare le percentuali di recidiva. Ma è un percorso abbastanza lungo. Serviranno addirittura 2-3 anni per la certezza che non ci sia più il rischio”. Il coma lo ha messo a dura prova: “Ci sono stati diversi blocchi mentali – spiega – . Quello più importante è stato appena dopo essere uscito dal coma. Avevo il rifiuto del cibo, non volevo alimentarmi, non bevevo, non volevo vedere nessuno a parte mia moglie. Stavo con la luce spenta e non parlavo. Ero arrabbiato con il mondo. Credo fosse una sorta di depressione. La risalita è iniziata quando mi hanno organizzato una festa di compleanno e ho trascorso una bella giornata. C’erano anche Belinelli e Visconti. Da lì ho iniziato a riprendermi e ho messo da parte i cattivi pensieri. Ora non mi chiedo più: ‘Perché a me?’. Le sfighe improvvisamente succedono e non c’è una risposta”. Sul coma rivela: “Ero in viaggio in un’altra dimensione, offline da questa. Sentivo la presenza di mia moglie e nient’altro intorno a me”.

Polonara: “Seguirò l’Italia contro la Bosnia”

Per Achille Polonara è giunto il momento di sorridere e guardare al futuro, anche in campo: “È un momento delicato. Mancano poche partite ma sono fiducioso, la salvezza è un obiettivo raggiungibile. Dobbiamo affrontare ogni avversario come una finale. Non bisogna essere troppo negativi, anche se la situazione è abbastanza delicata”. Non solo basket, l’ala grande della Dinamo Sassari segue anche altri sport: “Motomondiale e Formula 1 non fanno per me. Seguo il calcio, mi piace giocare al fantacalcio. Guarderò l’Italia in Bosnia, spero di rivederla al Mondiale. La malattia, però, ha lasciato anche una lezione: ”Ho imparato a apprezzare molto di più le cose che prima davo per scontate, mi sembravano normali. Poi quando ti trovi in un letto d’ospedale la tua prospettiva, il tuo punto di vista cambia”. Difficile spiegare quanto accaduto ai figli: “Vitoria è molto sveglia e qualcosa ha capito. Mi ha anche chiesto: ‘Papà, cos’è il coma?’. Non è facile affrontare questi argomenti quindi cerco di cambiare discorso”. Grande appassionato di tatuaggi, il classe ’91 commenta: “Qualcosa farò, ma non ho ancora chiaro di che tipo. Di certo per il mio secondo tempo sportivo non cambierò numero: il mio amico Visconti ha provato a prendere il 33 ma a Sassari quel numero è mio”.