Giordania, favola asiatica: entusiasmo e compattezza
La Giordania si presenta al Mondiale 2026 con uno status completamente nuovo rispetto al passato: non più semplice outsider nel gran calderone delle qualificazioni asiatiche, ma potenziale nuovo traino di un movimento in netta crescita. Il salto di qualità della selezione mediorientale, culminato nella prima storica qualificazione alla Coppa del Mondo, denota un percorso di crescita straordinario arrivato grazie a una programmazione ben impostata nel corso degli ultimi anni.
Il momento della squadra
Il percorso della Giordania nelle qualificazioni è stato molto solido sul piano dei risultati. Dopo aver superato senza particolari difficoltà il secondo turno, è nel terzo che la squadra ha infatti costruito definitivamente il proprio salto di qualità definitivo. Inserita in un girone con Corea del Sud, Iraq, Oman, Kuwait e Palestina, la Giordania ha chiuso al secondo posto alle spalle proprio dei sudcoreani, centrando la qualificazione il 5 giugno 2025 con un netto successo per 3-0 in casa dell’Oman: una partita dominata in lungo e in largo, decisa dalla storica tripletta di Ali Olwan. Quella vittoria ha sancito la qualificazione matematica: prima partecipazione mondiale nella storia del Paese.
Da lì in avanti sono arrivati poi molti altri risultati positivi: splendido il percorso in Coppa araba, in cui dopo svariati successi tra cui un clamoroso 3-0 all’Egitto i giordani sono capitolati solo in finale ai tempi supplementari contro il Marocco terzo agli ultimi Mondiali. Ulteriori conferme, poi, le hanno date gli ultimi due pareggi nei test amichevoli contro Costa Rica e Nigeria. Tutti risultati che hanno infuso grande fiducia e convinzione in un gruppo ora pronto a stupire.
Il commissario tecnico e le idee di gioco
Alla guida della selezione giordana c’è Jamal Sellami, nominato in carica dopo l’addio di Hussein Ammouta. Marocchino, ex difensore con un passato anche in Europa (ha giocato nel Besiktas a cavallo tra il 198 e il 2001), proprio in Marocco ha sviluppato tutta la sua carriera da allenatore durante la quale ha avuto un passaggio anche come vice della nazionale di cui ha vestito la maglia in 30 occasioni da giocatore.
In 12 partite complessive con Sellami la Giordania ha perso soltanto due volte e ha sviluppato una coesione e un’armonia di gruppo che rappresentano i suoi veri punti di forza, oltre alla capacità di restare spesso compatta tra i reparti nel corso della partita. Il sistema di gioco più utilizzato è un 3-4-2-1 che diventa 5-4-1 senza palla e può all’occorrenza trasformarsi in 3-4-3 se ai sottoposta è richiesto di agire più larghi sulle fasce. La squadra non cerca il dominio del possesso, ma punta sulla gestione degli spazi e soprattutto sull’organizzazione difensiva per provare poi a far male in contropiede.
I giocatori chiave
Il leader tecnico è Musa Al-Tamari, l’unico giocatore in grado di rompere gli equilibri individualmente. Ala destra classe ’97 in forza al Rennes, il nativo di Amman è un perno della formazione francese con cui ha messo insieme cinque gol e nove assist in 31 presenze stagionali. Attenzione tra i potenziali talenti anche al centravanti Ibrahim Sabra, ventenne della Lokomotiv Zagabria in prestito dal Goztepe: oltre a essere l’unico altro calciatore giordano impegnato in un campionato europeo oltre ad Al-Taamari, Sabra si è fatto le ossa in Croazia, segnando qualche gol e soprattutto iniziando a comprendere un livello di calcio certamente più alto: il Mondiale può essere il giusto contesto per la sua affermazione.
Punti di forza e debolezze
La Giordania ha costruito la sua identità su una struttura difensiva molto solida e su una grande disciplina collettiva. È una squadra che concede poco e che sa colpire con pochi tocchi, soprattutto quando trova spazi da sfruttare in campo aperto. Le criticità emergono tuttavia quando deve fare la partita: contro squadre che difendono basse fatica a creare volume di gioco offensivo a causa dell’assenza di palleggiatori di alto livello. Oltre a questo, rimane la grande incognita dell’inesperienza a livello internazionale: la prima volta in un Mondiale può sicuramente far tremare le gambe.
Probabile formazione
GIORDANIA (3-4-2-1): Abulaila; Asib, Abualnadi, Al-Arab; Asaf, Al-Rawabdeh, Al-Rashan, Abu Taha; Al-Tamari, Al-Mardi; Sabra. Ct: Jamal Sellami.
La storia ai Mondiali
Prima del 2026, la Giordania non aveva mai partecipato alla fase finale di un Mondiale. Il momento simbolico resta proprio la qualificazione ottenuta nel 2025, che chiude un percorso lungo decenni e fatto di svariati tentativi falliti, tra cui lo spareggio perso nel 2013.
Obiettivo Mondiale 2026
La Giordania è stata inserita nel Gruppo J insieme a Argentina, Algeria e Austria. Un raggruppamento certamente complicato, in cui oltre ai campioni del mondo in carica la formazione asiatica si troverà di fronte due avversarie esperte, per quanto non di primissimo livello. Proprio un risultato positivo a sorpresa contro una di esse può essere l’unica realistica aspettativa per la nazionale di Sellami, che pure si trova in primis a dover imparare a prendere dimestichezza con un contesto di tale portata. Qualunque punto conquistato sul cammino, in sostanza, sarà un grande successo.