Mondiali

Zidane e Materazzi: il colpo di testa più famoso della storia

Una testata, un segreto, e una finale di Mondiali finita nel modo più assurdo possibile. La storia di quei 5 secondi che il mondo non ha mai dimenticato.
Zidane, Materazzi

Immaginate la scena: finale dei Mondiali 2006, Berlino, 110° minuto dei supplementari. Francia e Italia sono ancora in parità. Sul campo c’è Zinedine Zidane, il più forte della sua generazione, alla partita d’addio della carriera. Un momento epico, storico, da brividi. Il copione perfetto per un finale da leggenda. E poi… zac. Una testata in pieno petto a Marco Materazzi che manda a terra il difensore italiano come un birillo. Cartellino rosso inevitabile e Zidane che lascia il campo a testa alta, supera la Coppa del Mondo senza nemmeno degnarlo di uno sguardo, come se quella coppa non lo riguardasse più. L’Italia, poi, vincerà ai rigori, ma il mondo intero rimase lì, a bocca aperta, con una sola domanda in testa: ma cosa è successo? Come si fa a perdere la testa così, proprio lì, proprio in quel momento?

Ma cosa aveva fatto Materazzi?

Domanda lecita, risposta complicata. Per giorni è stato il mistero più grande del calcio. Tutti volevano sapere cosa aveva sussurrato Materazzi nell’orecchio di Zizou per farlo scattare in quel modo. Esperti di lettura labiale, giornalisti, tifosi di mezzo mondo: ognuno aveva la sua teoria. C’era chi parlava di insulti razzisti, chi tirava in ballo la famiglia, chi sosteneva che Materazzi gli avesse semplicemente offerto la maglia dell’Inter. Il difensore nerazzurro, da vero provocatore di razza, si prese il suo tempo prima di ammettere la verità: Zidane, durante la partita, gli aveva offerto la maglia dell’Inter, ma Materazzi rispose: “Guarda, non voglio la tua maglietta ma preferisco quella p… di tua sorella”. Zidane confermò tutto in un’intervista televisiva: era stato un insulto pesante alla sua famiglia, e per lui quella era una linea che non si poteva attraversare. Aggiunse poi la frase destinata a diventare quasi un meme: “Non me ne pento. Sono umano.” 

Un gesto entrato nella storia

Alla fine, l’Italia è campione del mondo, proprio con Materazzi protagonista che prima segna il gol del pareggio di testa e poi trasforma pure il suo rigore con la freddezza di un veterano. Ma la verità è che quasi nessuno ricorda davvero i dettagli tattici di quella finale, i moduli, i cambi, le statistiche. Ciò che tutti ricordano è la testata: pensi a Berlino 2006 e la prima immagine che viene alla mente è Zidane contro Materazzi. È diventata un meme planetario, un’immagine infinitamente condivisa, persino una scultura installata a Parigi e Materazzi ci ha addirittura scritto un libro. In fondo, quella testata racconta qualcosa di profondamente universale: anche il più grande, nel momento meno opportuno, può cedere a un impulso. Zidane ha chiuso la carriera con un’espulsione al 110° minuto di una finale mondiale, ma nonostante questo è rimasto nella storia come uno dei più forti di sempre.