Serie A

Inter, Marotta: “Smetto con la Champions. In giro troppa invidia”

Da Palestra alla MarottaLeague: il presidente nerazzurro festeggia 50 anni di carriera da dirigente.
Giuseppe Marotta (Getty Images)

Presente e futuro dell’Inter, ma anche uno sguardo ai momenti che hanno segnato cinquant’anni di carriera. Nell’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Beppe Marotta affronta diversi temi legati al mondo nerazzurro, rispondendo anche a José Mourinho e ribadendo l’importanza dell’identità italiana all’interno della squadra. L’intervista è stata l’occasione per ripercorrere alcune delle tappe più importanti della sua lunga esperienza nel calcio, ma anche per toccare temi di più stretta attualità di natura personale e anche legati alla sua esperienza presente e futura in nerazzurro..

Sull’addio alla Juventus

“Non ero d’accordo con l’acquisto di Cristiano Ronaldo, ma non lasciai per quello la Juventus. Diciamo che quando la proprietà fa un passo avanti, il manager deve fare un passo indietro… Tornai a casa dopo la più grande delusione della mia vita, senza avere in mano niente di sicuro. Ma il giorno dopo, esattamente il giorno dopo, mi arrivò un messaggio da un numero sconosciuto firmato Zhang.Così sono ripartito come ad dell’Inter. Poi, l’arrivo del fondo Oaktree per cui nutro un’immensa riconoscenza per avermi fatto diventare presidente”.

Sulla MarottaLeague

“Grazie per questa domanda. Penso che sui social abbondino quei leoni da tastiera che non sanno nulla delle persone di cui parlano e del percorso che queste persone hanno fatto. Si fa presto a parlare di chi non si conosce. Così si mette solo fango nel ventilatore. C’è troppa gente che non sa accettare la sconfitta, vittima del sospetto e dell’invidia”.

Su Mourinho

“Le parole di Mourinho sui giocatori di questa Inter? Questo è un suo pensiero. Io penso che i ragazzi che hanno vinto Scudetto e Coppa Italia siano grandi atleti e siano tutti campioni. Per me non è giusto così come non è giuwto confrontare atleti di epoche diverse come Maradona e Pelé. Il calcio è cambiato e continuerà a cambiare”.

Su Palestra

“Piace a tutti, anche a noi che abbiamo sempre creduto nell’anima italiana della nostra squadra. Gli italiani garantiscono l’identità e un legame diretto con il passato illustre di una squadra leggendaria come l’Inter, che ha un palmares ricco di vittorie. Credo che per vincere sia necessaria una cultura della vittoria, e solamente uno zoccolo duro di italiani la garantisce. Co-munque, ripartiremo con la stessa ossatura e qualche innesto mirato”.

Sull’obiettivo Champions

“I miei sogni? Sarebbe fin troppo facile dire la Champions. Certo che voglio vincerla con l’Inter. Le mie squadre hanno giocato quattro finali e le hanno perse. Ecco, se la vincessimo potrei anche andare in pensione…”.