Serie A

Lazio, Lotito ai tifosi: “Basta guerre, adesso dialoghiamo”

Il presidente biancoceleste scrive una lettera: "Mi scuso per le mie esternazioni. Voglio vincere restando sostenibile"
Lotito, Lazio
Lotito, Lazio

Dopo mesi segnati da contestazioni e richieste di un cambio di proprietà da parte di una parte della tifoseria, Claudio Lotito ha deciso di rivolgersi direttamente al popolo laziale con una lunga lettera aperta pubblicata sulle colonne del Messaggero. Un intervento che arriva in una fase particolarmente delicata per il club e che precede anche le recenti prese di posizione della società, che ha escluso qualsiasi ipotesi di cessione della Lazio a nuovi acquirenti. Nel testo, il presidente affronta i principali temi che riguardano il presente e il futuro del club, dalla sostenibilità economica alle infrastrutture, passando per il rapporto con i tifosi e le prospettive di crescita: «Scrivo direttamente a voi. A chi vive la Lazio ogni giorno. A chi la segue allo stadio, in televisione, in trasferta, nei Lazio Club, nelle famiglie, nei quartieri, nei ricordi e nelle speranze. Scrivo a chi gioisce, a chi soffre, a chi critica, a chi pretende, a chi si arrabbia. Scrivo anche a chi oggi è distante, deluso, amareggiato. Lo faccio perché sento il dovere, da Presidente della S.S. Lazio, di rimettere in fila alcuni fatti, alcune responsabilità e alcune prospettive. E soprattutto perché credo sia arrivato il momento di provare ad aprire una fase nuova: una fase di dialogo, di ascolto, di rispetto reciproco.»

Il primo passaggio è dedicato alla visione del presidente sul calcio contemporaneo e sul modello gestionale perseguito negli ultimi anni: «La critica è legittima. Lo è sempre, fa parte del calcio. Ma ridurre oltre vent’anni di lavoro, sacrifici, responsabilità personali, risultati ottenuti e battaglie istituzionali a una caricatura significa non leggere fino in fondo cosa sia diventato oggi il calcio moderno. Il calcio di oggi è un sistema sempre più complesso, sempre più spregiudicato, a volte privo di una visione autentica. Un sistema nel quale i fatturati vengono raccontati come trofei, mentre dietro quei numeri si nascondono spesso indebitamenti enormi, operazioni finanziarie aggressive, fondi che entrano nel mercato non per custodire identità, territori e passioni, ma per speculare sul valore di un brand e sul consenso emotivo di una comunitàHo sempre pensato che la Lazio dovesse restare padrona del proprio destino. Questa è stata, è e resterà una linea fondamentale. La Lazio deve competere, deve crescere, deve ambire alla vittoria. Ma deve farlo senza perdere dignità, autonomia, equilibrio e futuro. Il primo dovere di chi amministra un club non è inseguire l’applauso di un giorno. È garantire che quella società resti solida, libera e rispettata anche domani. So bene che questo principio, a volte, può apparire duro. So bene che il tifoso vuole vincere, vuole sognare, vuole vedere la propria squadra sempre più forte. È giusto che sia così. Anche io voglio una Lazio più forte. Anche io voglio una Lazio competitiva. Anche io voglio una Lazio capace di vincereMa la sostenibilità non è il contrario dell’ambizione. È il modo più serio per darle un futuro.In questi anni ho sempre messo la faccia. Nelle scelte facili e in quelle difficili. Nei momenti positivi e in quelli complicati. Ho combattuto nelle istituzioni sportive e politiche non soltanto per la Lazio, ma per difendere il sistema calcio nel suo complesso. Perché un calcio senza sostenibilità, senza regole, senza equilibrio, senza rispetto per i tifosi è un calcio destinato a perdere sé stesso»

Da qui, la presa di coscienza chiave: «Il rapporto con i tifosi deve migliorare radicalmente. Lo dico senza ambiguità. La Lazio deve trovare forme nuove, serie e responsabili di ascolto, dialogo e coinvolgimento della propria gente. Esistono regole, vincoli stringenti, responsabilità giuridiche e istituzionali che spesso limitano il dialogo diretto e creano, in alcuni momenti, una barriera quasi invalicabile. Ma una barriera, se esiste, va affrontata. Non ignorata. Voglio dire anche una cosa personale. Può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da parole dure, offese e attacchi continui, io abbia risposto al telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare e che possono essere stati percepiti come distanza o chiusura. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità. Ma voglio essere chiaro: non c’è mai stata, né ci sarà mai, una mancanza di rispetto verso i tifosi della Lazio. Il rispetto per chi ama questi colori viene prima di tutto». 

Spazio poi alle iniziative pensate per coinvolgere maggiormente i Lazio Club e rafforzare il legame tra società e sostenitori: «Vogliamo chiamare tutti i Lazio Club, avviare un percorso di riconoscimento ufficiale e collegarlo all’adesione al codice etico della società è sul tavolo. Non come operazione di immagine. Non come progetto astratto. Ma come possibile strada concreta per ricostruire un rapporto ordinato, trasparente e rispettoso tra la società e il suo popolo. Una mediazione va trovata. Ma deve essere una mediazione vera, non strumentalizzata. Non può diventare una guerra tra vinti e vincitori, tra la società e la tifoseria, tra la ragione istituzionale e la passione popolare. La Lazio è una sola. E nessuno, se ama davvero questi colori, può avere interesse a spaccarla. La società deve ascoltare di più e meglio. Questo è vero. Ma anche il confronto deve uscire dalla logica del sospetto permanente. Quando ogni gesto viene letto come provocazione, quando ogni scelta viene interpretata come chiusura, quando ogni parola diventa terreno di scontro, alla fine a perdere non è una parte: perde la Lazio». 

Nella parte centrale della lettera Lotito si sofferma sul percorso di crescita del club fuori dal campo: «il lavoro commerciale. Gli accordi di sponsorizzazione innovativi, le interlocuzioni internazionali, il dialogo con realtà come il Nasdaq, l’attenzione di grandi operatori globali come Legends non nascono per caso. Nessun grande interlocutore internazionale si siede a un tavolo senza vedere serietà, prospettiva, credibilità e visione. Non sono medaglie da esibire. Sono segnali di un percorso. Sono la dimostrazione che la Lazio può e deve crescere anche fuori dal campo, rafforzando il proprio valore, la propria reputazione e la propria capacità di stare nei mercati globali senza perdere identità». 

Un passaggio importante è poi dedicato al progetto del nuovo stadio Flaminio. «Il progetto Flaminio è stato valutato e inserito nella cornice dei progetti strategici legati agli stadi per EURO 2032: un passaggio non scontato, che conferma la concretezza di un dossier complesso, tecnico, urbanistico e istituzionale. Non siamo davanti a una suggestione comunicativa, ma a un percorso reale, che riguarda la Lazio e riguarda Roma. Il Flaminio rappresenta una sfida ambiziosa: riqualificare un impianto storico, modernizzare l’esperienza sportiva, creare valore per il club e restituire centralità a un pezzo importante della città. È uno di quei temi sui quali il confronto dovrebbe uscire dalla polemica quotidiana e misurarsi con i fatti, con i tempi delle istituzioni, con la complessità delle procedure e con la responsabilità di chi prova a trasformare un’idea in un progetto». 

La chiusura è riservata alle infrastrutture sportive e al lavoro dell’area tecnica. «A questo si aggiunge il lavoro sull’Academy, destinato a rendere il Training Center di Formello una struttura sempre più completa e innovativa. Non soltanto un centro di allenamento, ma un polo integrato per la crescita della prima squadra, della Lazio Women, della Primavera e del settore giovanile», ha sottolineato senza dimenticare «il lavoro quotidiano della direzione sportiva e del direttore Angelo Fabiani, che sta affrontando una fase delicata di ristrutturazione, valorizzazione e consolidamento della rosa. Il player trading, nel calcio moderno, non può essere considerato una parola proibita. E soprattutto non può essere confuso con una rinuncia all’ambizione. È, al contrario, uno strumento necessario per una società che vuole crescere, creare valore, difendere il proprio patrimonio tecnico e restare competitiva dentro un mercato sempre più complesso. Ogni operazione, ogni scelta, ogni valutazione tecnica ed economica deve avere un’unica finalità, quella di rendere la Lazio più forte, più solida, più competitiva. Sempre con l’obiettivo della vittoria».