Calcio

UEFA, CONCACAF e AFC contro Infantino: “Crede di possedere il calcio!”

Tre federazioni si sono mosse con un comunicato congiunto contro Infantino criticandone i comportamenti
Gianni Infantino

La FIFA lo difende, le Federazioni continentali sono tutte (o quasi) contro di lui. La figura di Gianni Infantino è una delle più discusse degli ultimi mesi. Dalla gestione del Mondiale condizionato dall’amicizia con Trump, alla cessione delle quote del Mondiale a fondi privati: sono tanti gli argomenti di polemica e di critica mossi nei suoi confronti. Il numero uno della FIFA è già stato sfiduciato in vista delle elezioni del 2027 e oggi a metterlo ancor di più sotto una cattiva luce è il comunicato congiunto presentato dalla UEFA, dalla CONCACAF e dalla AFC. La lettera a firma dei tre presidenti – Aleksander Ceferin, Victor Montagliani e Sheikh Salman bin Ibrahim Al Khalifa – mette al centro l’importanza dell’integrità del gioco del calcio. e di chi lo guida, sottolineando la tendenza di Infantino a elevarsi al di sopra del collettivo per il quale lavora. L’attenzione si sposta poi sul tema centrale, quindi sul tentativo della FIFA di cedere le quote della Coppa del Mondo a fondi privati: una proposta che le tre Federazioni sostengono sia stata fatta con tempistiche ridotte per limitare valutazioni approfondite.

La lettera congiunta

“Il calcio è la più grande passione condivisa al mondo. Non appartiene a nessun individuo né a nessuna istituzione. Appartiene ai giocatori, ai tifosi, ai club, alle Associazioni Membro e a ogni istituzione incaricata di salvaguardarne il futuro. È in questo spirito, come confederazioni che rappresentano i propri membri, che oggi parliamo collettivamente. La crescita dell’ultimo decennio è stata reale. Ma quel progresso non è mai stato opera di un solo individuo. È stato il frutto della FIFA, delle Confederazioni, delle Associazioni Membro e delle migliaia di persone che dedicano la propria vita al calcio. I tornei ampliati, l’assegnazione delle Coppe del Mondo FIFA 2030 e 2034, la distribuzione delle risorse alle associazioni. Questi sono stati risultati condivisi, concordati insieme, realizzati insieme. Non si tratta di soldi“.

La critica a Infantino

Le Confederazioni hanno già richiesto la distribuzione responsabile delle vaste riserve esistenti della FIFA per rafforzare ulteriormente gli investimenti nello sviluppo delle Associazioni Membro. Non si tratta nemmeno di far perdere a qualche Associazione Membro il sostegno che si è guadagnata, nonostante le campagne di allarmismo rivolte ai nostri membri per suggerire il contrario. Né si tratta di rivedere l’espansione delle competizioni, le assegnazioni della Coppa del Mondo o qualsiasi altra decisione presa collettivamente. Quelle decisioni sono state prese insieme e devono restare tali. Qui si parla di qualcosa di più fondamentale: l’integrità del gioco e l’integrità di chi è stato eletto a guidarlo. La leadership nel calcio non è un possesso. Non si tratta di detenere o pretendere il potere per il potere stesso. È un dovere di servizio verso la famiglia del calcio che lo affida. Quando la fiducia viene tradita con l’inganno, quando un individuo si pone al di sopra del collettivo che gli ha affidato l’autorità, quel dovere viene abbandonato. La recente lettera della FIFA ai suoi Vicepresidenti e alle 211 Associazioni Membro riconosce che sono stati commessi errori nel processo”.

La cessione delle quote del Mondiale a fondi privati


“La questione viene trattata come un fallimento di comunicazione, mentre ciò che il calcio ha visto è stato un fallimento di giudizio. Una proposta avanzata con tempistiche compresse, senza una consultazione significativa, e spinta verso una scadenza prima che le Associazioni Membro potessero esaminarne adeguatamente i termini non è il risultato di una svista, è il prodotto di una strategia volta a limitare il controllo. Non si riconosce che la proposta stessa fosse intrinsecamente sbagliata. Non c’è ancora alcun riconoscimento che tentare di vendere una quota della Coppa del Mondo FIFA sia stato un grave errore di giudizio, non solo un passo falso procedurale, ma una violazione fondamentale della fiducia con le stesse istituzioni che la FIFA esiste per servire. La FIFA si è anche impegnata a presentare un rapporto completo su questi eventi al Consiglio FIFA, mancando ancora una volta di riconoscere che una corretta governance, di fronte a una così profonda mancanza di giudizio, richiederebbe che tale revisione sia condotta da una terza parte completamente indipendente, non dalla stessa FIFA, dal suo staff o da qualsiasi stakeholder interno al calcio. L’amministrazione FIFA non dovrebbe avere alcun ruolo nello svolgimento della revisione. Come già comunicato in precedenza, tutti i documenti e i registri rilevanti devono essere conservati in conformità con la comunicazione UEFA sulla conservazione dei documenti”.

La risposta alla lettera della FIFA per Infantino


“Anche la stessa lettera della FIFA conferma che solo un funzionario eletto era presente alla riunione di leadership in Marocco. Nessun membro del Consiglio FIFA o delle Associazioni Membri è stato invitato a partecipare. Era presente solo il comitato di gestione, composto da alti dirigenti assunti dalla FIFA. Questo recente incontro, in cui un numero selezionato di membri del Comitato di Gestione FIFA – e non il Comitato al completo – è stato convocato all’estero, invece che la leadership si recasse a Zurigo per affrontare il cuore della FIFA, ovvero il suo staff, non fa che rafforzare queste preoccupazioni e rappresenta la continuazione dello stesso modello di comportamento che ci ha portato a questo punto. Non è il comportamento di un custode del gioco, ma di chi crede che il gioco debba rispondere a lui”.

“C’è silenzio dove dovrebbe esserci responsabilità, distanza dove dovrebbe esserci trasparenza. Queste non sono le qualità che il calcio merita nella sua leadership. Ecco perché abbiamo preso questa posizione: non alla leggera e non da soli, ma insieme, e per dovere verso il gioco che serviamo. La forza del calcio è sempre stata la sua unità. Ora chiediamo che quell’unità venga rispettata, per una leadership che serva il calcio, non che cerchi di comandarlo“.