Agassi sa qualcosa su Sinner-Cahill: “Una voce nuova può portare qualcosa di diverso”
Interessante intervista rilasciata da Andre Agassi a Repubblica in cui, oltre a esaltare le doti di Jannik Sinner, parla del rapporto di collaborazione tra l’azzurro e Darren Cahill, suo ex allenatore.
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Agassi crede che anche una coppia perfetta come Sinner-Cahill possa separarsi
Ecco l’opinione del Kid di Las Vegas sul n. 1 della classifica ATP in cui trasmette la sensazione di sapere qualcosa su un possibile cambio di allenatore a fine 2026: “Sinner è uno dei migliori nel riuscire a colpire la palla senza assumersi rischi inutili. Anche se i suoi colpi sembrano così potenti e rischiosi, per lui in realtà non lo sono. Quindi cammina sempre su quella linea di confine in maniera molto calcolata, e credo che questo abbia molto a che fare con Darren Cahill, che secondo è un allenatore leggendario. Non conta sempre quello che dici; a volte conta quello che non dici, insomma riuscire a ottenere il 100%, anche quando sei all’80%. Anche le modifiche al servizio di Jannik hanno molto a che fare con Darren, così come quando Sinner viene di più a rete e sa cosa fare quando ci arriva. Credo che tutte queste cose siano importanti. Allo stesso tempo, penso anche che ogni rapporto tra allenatore e giocatore abbia un suo capolinea. Un allenatore davvero bravo, alla fine, arriva quasi a rendere superfluo il proprio lavoro. Prima o poi insegni ciò che sai, insegni al giocatore cosa lo rende forte. E anche tu impari da lui. Per un certo periodo ciò rende migliore anche te. Ma poi arriva un momento in cui le cose possono cambiare e una voce nuova può portare qualcosa di diverso. Ma Sinner e Cahill sono stati straordinari l’uno per l’altro”.
Agassi invoca modifiche al calendario ATP
Il capitano di Team World alla Laver Cup 2026 la pensa come Carlos Alcaraz sul calendario ATP troppo fitto: “Credo che debba esserci una distinzione tra vincere gli Slam e gli altri tornei. Non vuoi che qualcuno attraversi semplicemente un momento di forma eccezionale per un’ora e mezza e riesca così a superare un paio di partite difficili. Certo, non vuoi nemmeno finire così tardi. È spiacevole. Mi sono trovato in quella situazione molte volte. Ai nostri tempi non esisteva un giorno di riposo fra semifinali e finali, al sabato giocavi la semifinale e il giorno successivo la finale. La cosa più difficile è il ritmo, non il recupero. Questi ragazzi oggi sono più grossi, più forti, giocano più indietro, sono più alti, hanno leve più lunghe. Giocano con più margine e coprono una porzione maggiore di campo. Quindi gli scambi inevitabilmente diventano più lunghi. Abbiamo introdotto lo shot clock, che riduce il tempo tra un punto e l’altro. Facciamo quel che possiamo, ma rimane comunque una roba da gladiatori. E a me piace così. Cosa si può fare per limitare gli infortuni? Penso che una off season sia utile. Detto questo, alcuni di questi ragazzi si infortunano anche, francamente, per quanto è diventato violento il loro modo di giocare. Guarda uno come Sinner, che riesce a colpire la palla con una potenza eccezionale da entrambi i lati. Guarda Alcaraz: è esplosivo, ha una rapidità incredibile, sia nelle gambe sia nelle mani. Ci sono zone molto delicate del nostro corpo che possono infiammarsi piuttosto rapidamente. Bisogna gestirsi ma mi piacerebbe che ogni tanto il tennis si fermasse, non soltanto per gli atleti ma anche per i tifosi. Non credo che abbiamo bisogno di guardare il tennis tutto l’anno. Mi piacerebbe vedere un cambiamento in quella direzione”.