Cahill svela l’anima giocherellona di Sinner, Stubbs lo mette in guardia sull’avversario n. 1 in futuro: i dettagli
Il super coach di Jannik Sinner, Darren Cahill, svela dei retroscena interessanti sul n. 1 della classifica ATP nelle pagine del libro appena pubblicato da Matthew Futterman (‘The Cruelest Game: Chasing Greatness in Professional Tennis’), che racconta il dietro le quinte del tennis professionistico, in particolare sul lato giocoso dell’azzurro: “Dobbiamo stare attenti a Jannik quando giochiamo a carte. È un po’ uno da giochi di prestigio. Ogni tanto sparisce qualche carta mentre giochiamo e bisogna tenerlo d’occhio. Di solito, quando sorride sappiamo che qualcosa non è filato liscio, che qualcosa è stato sostituito”.
Cahill ritiene che Sinner non abbia la ‘poker face’
L’esperto allenatore continua, poi, a parlare in modo scherzoso del 24enne di San Candido: “Deve però ancora lavorare sulla sua ‘poker face’. Lo caccerebbero da un casinò di Vegas abbastanza in fretta“.
Stubbs crede che Jodar possa impensierire Sinner in futuro
L’ex n. 1 di doppio femminile, Rennae Stubbs si concentra, invece, su cose di campo nel suo podcast, individuando in Rafael Jodar un potenziale pericolo per il nostro connazionale: “Meno di un anno Jodar fa giocava a tennis al college, non lontano da Washington, presso l’Università della Virginia. Considerando che ora è al 15esimo posto nella classifica mondiale, vi assicuro che l’ho visto giocare molte volte. Ma non l’avevo mai visto a bordo campo come in quest’ultima settimana. Devo ammettere che rappresenta una vera minaccia per i due migliori giocatori al mondo, Alcaraz e Sinner. Credo che alla fine possa raggiungere il suo livello. Penso che ci vorranno ancora un anno o due. Gli ultimi 12 mesi sono stati eccezionali e se aveste ascoltato Taylor Fritz parlare dopo la finale durante la premiazione, ha detto sostanzialmente: ‘Sono contento di aver vinto ora, finché è ancora giovane’. Questo perché alcuni degli errori e delle cose che non sono andate per il verso giusto nella finale erano, a mio avviso, semplicemente una questione di inesperienza in quel tipo di partite”.