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ATP Roma 2026, Cahill racconta Sinner: “Ecco cosa mi sorprende di Jannik”. Poi parla del suo futuro

Darren Cahill descrive il suo rapporto con Jannik Sinner prima del match di 3° turno del Masters 1000 di Roma con Alexei Popyrn
Darren Cahill
Darren Cahill (Getty Images)

Interessante intervista rilasciata da Darren Cahill alla Gazzetta dello Sport in cui parla del suo pupillo Jannik Sinner prima dell’incontro di 3° turno con Alexei Popyrin in programma lunedì 11 maggio alle ore 15:00.

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Cahill parla del rapporto con Sinner

Il tecnico australiano stravede, ovviamente, per il n. 1 del mondo: “Penso che non ci siano più sorprese dal punto di vista della personalità, perché stando tanto tempo insieme a stretto contatto ci si impara a conoscere molto bene, pregi e difetti. Ma nessuno è perfetto. Sinner è cresciuto e maturato molto in questi anni, ora è un giovane adulto che sa gestirsi sempre meglio dentro e fuori dal campo. Cosa mi sorprende di lui? Ha una grande consapevolezza di sé. Sa quale sia il suo posto nel panorama del tennis e nella vita: nel tennis è importante, nella vita di tutti i giorni non così tanto. Ed è normale così, perché lui pratica uno sport e fa qualcosa che ama, ma ci sono cose più importanti nella vita che colpire una pallina da tennis. E lo sa bene, per questo riesce a essere umile e tenere i piedi per terra. Penso che questo derivi in gran parte dall’educazione ricevuta dai suoi genitori. È estremamente curioso. Quando si trova in un gruppo di persone, tutti vogliono sapere qualcosa da lui, ma alla fine trova il modo di ribaltare la situazione e tempestarli di domande, che si tratti di sport o di vita, di come gestire la pressione, delle fidanzate o di qualsiasi altra cosa. Vuole imparare dalle persone che hanno vissuto esperienze che probabilmente lui vivrà in futuro. Vuole essere pronto in anticipo, ma non è un robot. C’è una parte di lui che ama il pericolo e che non si vede molto in campo, perché quando è in partita ha questo computer interno che lavora continuamente e c’è una certa sicurezza nel modo in cui gioca. Calcola le probabilità di vincere il punto scegliendo un certo colpo con meno rischio, ed è la caratteristica di un giocatore vincente. Nella vita invece non è proprio così. Ama le corse automobilistiche, la velocità. Ama l’adrenalina. Ma queste due anime si uniscono in un solo giocatore, incredibilmente professionale: allenamento, alimentazione, riposo, cerca di entrare in campo ogni volta con l’obiettivo di crescere e migliorare. Per questo è un campione. Il mio rapporto con Vagnozzi? Simone è il coach principale. Penso che il motivo per cui il nostro rapporto funzioni così bene sia che i nostri ruoli sono abbastanza definiti, ma si intrecciano in molti modi. Simone e io discutiamo di tutto riguardo a Jannik, sia dal punto di vista tecnico che emotivo. Lui cerca di imparare da me in alcune aree e io sto imparando da lui in molte altre, perché ha un occhio tecnico incredibile, migliore del mio. Riesce a vedere aspetti tecnici del gioco che pochissimi allenatori riescono a cogliere. E li vede molto presto, molto chiaramente. Ma soprattutto riesce a trasferirli al giocatore in modo che possa capirli e metterli in pratica. Simone è stato straordinario nei piccoli cambiamenti apportati al gioco di Jan. Il servizio è l’esempio più evidente e i dati confermano il lavoro che loro due hanno fatto su questo colpo, ormai uno dei migliori del circuito. Simone è un allenatore speciale. Sa scegliere il momento giusto per trasmettere un messaggio a Jannik: sa quando vuole sentire qualcosa e quando invece bisogna lasciarlo risolvere da solo i problemi. Simone è la voce“. 

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Cahill con Sinner anche nel 2027?

In ultimo, l’australiano parla della possibilità di rimanere con l’altoatesino oltre il termine della stagione: “Vediamo. Non pensavo che avrei allenato Jannik nel 2026 e invece sono qua. Per il momento nessuna scommessa, il mio obiettivo è fare il miglior lavoro possibile per Sinner e il team quest’anno. Poi parleremo a fine stagione, come abbiamo fatto l’anno scorso, e decideremo, con la massima serenità. Sinner sarà il mio ultimo giocatore? Assolutamente sì. al cento per cento. La mia idea del coaching è che alla fine del percorso, chi hai seguito sia una persona migliore. È una questione di cultura, di come si trattano gli altri, del rispetto verso i colleghi, verso il personale dei ristoranti, gli autisti, i raccattapalle, gli arbitri. Quindi, per me, se tra cinque o dieci anni, quando io non sarò più con Sinner, lo vedrò ancora giocare dando tutto sé stesso e mostrando rispetto per chiunque lo circondi, questo mi renderà felice. Perché se tutto diventa solo una questione di titoli, perdi il senso di ciò che fai. E Jannik quello che fa nel tennis, lo fa per amore“.