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ATP Roma 2026, Sinner sincero: “Mai visto un match di Panatta”. Poi elogia Jodar

Jannik Sinner confessa di non aver mai visto un incontro di Adriano Panatta
Jannik Sinner
Jannik Sinner (Getty Images)

Macina vittorie su vittorie Jannik Sinner in questo scorcio di stagione in cui tocca quota 26 successi di fila nel circuito ATP, eguagliando la sua striscia più lunga risalente a cavallo delle stagioni 2024-2025, grazie al successo per 6-2 6-3 nel derby con Andrea Pellegrino agli ottavi del Masters 1000 di Roma; in aggiunta, il n. 1 della classifica mondiale aggancia Novak Djokovic per numero di vittorie consecutive nei tornei di questa categoria a quota 31.

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Sinner parla di Panatta in conferenza stampa

Consapevole di poter diventare il primo italiano a trionfare al Foro Italico dopo 50 anni di attesa, il 24enne di San Candido rivela di non aver mai visto un incontro di Adriano Panatta, ultimo nostro connazionale a imporsi a Roma, dopo i complimenti di rito al 29enne pugliese: “Siamo in un grande momento come italiani, abbiamo tanti giocatori forti. Molti appassionati ci seguono in questi tornei ed è bello. Andrea ha disputato un incredibile torneo e spero che questo possa dargli fiducia. È stato un ottimo match per entrambi. Sono contento del livello che ho espresso. Gli auguro il meglio per il resto della stagione. Ho visto immagini del 1976 o come giocava Adriano Panatta? Sui social ti escono i punti di tanto tempo fa, ma non ho mai guardato una partita di Panatta. Una volta mi hanno regalato una racchetta di legno, ma non so dove sia finita”.

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Sinner teme Jodar?

Il quattro volte campione Slam sembra, poi, avere grande considerazione per Rafael Jodar, tra le nuove leve: “Ci sono tanti giovani tennisti. Se guardiamo gli ultimi tornei, Jodar sta facendo molto bene. Non ha paura e gioca in maniera libera. Sta giocando un buon tennis. Ci sono tanti giovani e bisognerà vedere con il tempo. Momenti in cui ho capito di poter diventare più forte della generazione di mezzo? Non ti rendi conto, è una cosa che arriva con il tempo. Se vuoi essere forte, devi giocare su tutte le superfici e in tutti i tornei al massimo. La testa fa la differenza, dipende come gestisci la pressione. Io e il mio team stiamo andando nella giusta direzione. C’è già la nuova generazione che arriva, il mio lavoro è restare sempre nel presente e capire dove andrà il tennis. Il servizio sarà un’arma molto importante anche in futuro”.

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