Roland Garros

Roland Garros 2026, Cobolli spiega il crollo nel 5° set con Zverev: “Il corpo mi ha abbandonato”. Poi fissa l’obiettivo per il resto dell’anno

Flavio Cobolli esce a testa altissima dalla finale del Roland Garros con Alexander Zverev persa in cinque set
Flavio Cobolli (Getty Images)

Arriva a un set dall’eguagliare Adriano Panatta, ultimo italiano vincitore del Roland Garros nel 1976, Flavio Cobolli che si arrende ad Alexander Zverev con il punteggio di 6-1 4-6 6-4 6-7 (5-7) 6-1 dopo quattro ore e sedici minuti di lotta.

Classifica ATP dopo la finale del Roland Garros: Zverev sempre 3° ma più vicino ad Alcaraz, Cobolli per la prima volta nella top 10

Cobolli ha avuto i crampi contro Zverev nella finale del Roland Garros

In conferenza stampa, il tennista italiano spiega che il calo di rendimento accusato in chiusura di partita è dovuto ai crampi: “Nel quarto set, nel 6-4 del tie-break ho avvertito crampi al polpaccio. Ho provato il mio meglio al cambio campo, ma poi dopo il secondo game avvertivo qualcosa anche al quadricipite. Il mio corpo mi ha abbandonato. Nel tie-break ho chiuso gli occhi, forse sia sulla volée sbagliata che sul dritto vincente. Mi sentivo stanco ma ho provato a vincere il set e vedere cosa succedeva nel quinto. Ho chiuso gli occhi, e a volte aiuta”.

Cobolli parla della sua famiglia e dell’obiettivo ATP Finals

L’azzurro tocca, poi, numerosi temi, compreso l’obiettivo da raggiungere nella seconda metà della stagione: “Ho una consapevolezza molto diversa rispetto all’inizio del torneo, ma gli obiettivi rimangono gli stessi. Ce ne siamo dati uno, che è Torino, dall’inizio dell’anno. Stiamo lavorando per andarci, è molto difficile, ma con questo livello e con tanto lavoro, anche dietro le quinte, sono sicuro che riuscirò ad andarci. Vincere il terzo set avrebbe cambiato tutto. Ma non sono abituato ancora a questo tipo di pressione. Sentivo di essere vicino nei momenti importanti. Mia madre mi ha cresciuto perché non mi allenavo con papà ma al Parioli, e giocavo a calcio a Trigoria. Lo vedevo solo a cena. Stavo tutto il giorno con mamma, mi scarrozzava, fino ai 16 anni che non avevo la macchina. Fino ai 17 anni è come se non avessi rapporto con mio padre, mamma era quello che è ora papà. Non viene quasi mai, siamo fatti così, parliamo poco ma sentiamo il calore anche senza dirci niente. Mamma ha un ruolo importante nella mia vita, adesso ha trovato il suo equilibrio stando a casa, con mio fratello, lavora. Viene solo quando sente il bisogno di portarmi qualche vibe positiva. Non mi sono mai sentito inadeguato in vita mia, soprattutto oggi, nessuno mi ha regalato quello che ho fatto. Si può capire la tensione per un ragazzo non abituato a queste partite”.