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Wimbledon 2026, Binaghi esalta Sinner: “Si è consacrato come numero uno”. Poi analizza l’unico rischio corso da Jannik

Il presidente della FITP Angelo Binaghi è al settimo cielo per il secondo trionfo consecutivo di Jannik Sinner a Wimbledon
Il presidente della FITP Angelo Binaghi
Angelo Binaghi (Getty Images)

Tra i tanti a complimentarsi per il trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon 2026 c’è, ovviamente, anche il presidente della FITP, Angelo Binaghi, che in una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport mette in evidenza le enormi qualità del 24enne di San Candido.

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I complimenti di Binaghi a Sinner

Ecco le parole del cagliaritano: “La vittoria della consapevolezza. Io sono un presidente modesto ex giocatore, so quanto i dirigenti possano rompere le palle e cosa non devono fare. Quindi, visto che ritengo assolutamente inutile che io prima di un match vada a dire una qualunque cosa a un campione del genere, ho evitato. Ho preferito starmene nel mio cantuccio, cercando di fare il tifo nel modo più appassionato possibile. Il nostro lavoro di dirigenti va svolto dietro le quinte, concentrandoci su altre questioni. In campo c’era un grande campione, con il suo staff che è il migliore del mondo, con la sua famiglia, noi siamo qua per portargli l’affetto di tutta la comunità tennistica italiana, che continua a crescere di giorno in giorno soprattutto grazie a lui. La mia è una presenza simbolica, mettiamola così. Volevate che perdessimo anche questo Slam? Dovevano succedere cose imprevedibili come a Parigi per fallirlo. Invece ci siamo. Non ci sono avversari temibili per Sinner. Se tutto va come deve andare, se non ci sono cataclismi, malori o situazioni al limite, non ce n’è per nessuno. È vero, nel primo set Jannik ha avuto almeno un’occasione che non ha sfruttato perché non ha giocato bene, l’altro nel tie break ha preso un nastro, ma nella normalità se gioca così vince 3 set a zero con chiunque”. 

Binaghi ripercorre il percorso di Sinner a Wimbledon 2026

Il presidente della FITP analizza tutto il torneo giocato dal n. 1 della classifica ATP: “Nel primo match con Kecmanovic ho sofferto, Jannik giocava male. Se ho temuto che finisse lì? Non esageriamo… La situazione era abbastanza particolare dopo quello che era successo a Parigi e considerati pure il lungo stop e la preparazione degli altri tornei sull’erba saltata: era un primo turno e il nostro avversario non aveva niente da perdere e ha giocato benissimo. Ma Jannik ha gestito anche queste iniziali difficoltà al meglio. La partita contro Struff è stata molto pericolosa, perché quello giocava bene e Sinner non era ancora perfettamente in palla. E poi torno a dirvi il secondo set di questa finale, che è stato qualcosa di stellare: il match è racchiuso tutto quel secondo set. Alla fine anche in quest’edizione di Wimbledon abbiamo visto chi è il giocatore più forte del mondo. Questa è diversa per quello che è successo a Parigi, è diversa perché arriva per la seconda volta consecutiva quindi è quella della consapevolezza, è la definitiva consacrazione come numero uno. Ed è diverso anche lui, sta crescendo, sta maturando anche nei rapporti col mondo esterno: trascorrere un anno a queste latitudini, ovvero a questi livelli, ne vale 20-30 di una persona normale”.