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Wimbledon 2026, Sinner: “Sul servizio abbiamo cambiato tutto”. Poi le emozionanti parole su Djokovic

Jannik Sinner raggiunge la semifinale di Wimbledon 2026 grazie al successo in tre set su Jan-Lennard Struff
Jannik Sinner
Jannik Sinner (Getty Images)

Interessante conferenza stampa da parte di Jannik Sinner dopo il successo in tre set con Jan-Lennard Struff ai quarti di Wimbledon 2026 che gli regala la decima semifinale Slam e la certezza di qualificarsi anche quest’anno per le ATP Finals di Torino.

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Sinner spiega i miglioramenti al servizio

In particolare, il n. 1 della classifica ATP ripercorre il lavoro fatto al servizio che, da punto debole, si è trasformato in arma letale in meno di un anno: “Credo che se voglio avere una chance in semifinale dovrò alzare un po’ il livello. Sto giocando abbastanza bene, le cose vanno un po’ meglio ogni giorno. Sto provando a servire meglio e stare più attento nei miei game di battuta. Poi cerco di stare lì in quelli in risposta. Oggi è stata una partita difficile. Lui ha iniziato bene, spingendo dall’inizio. Io ho cercato di tenere botta. Dopo mi sono sciolto ed è andata un po’ meglio. Però sicuramente c’è spazio per migliorare. Sono anche abbastanza tranquillo di poterlo fare. Normalmente i turni importanti mi piacciono ancora di più. Il colpo che più sta funzionando è senza dubbio il servizio. Il lavoro svolto negli anni con il suo team sta dando i frutti desiderati e ha probabilmente superato ogni aspettativa. Io credo che sia una parte fisica: se diventi più forte, ti senti più stabile. Abbiamo lavorato tanto negli ultimi due anni. Abbiamo cambiato il movimento, i lanci di palla, il tempo. Abbiamo cambiato tante cose. Non sempre sulla velocità. Abbiamo cercato di usare il servizio giusto nel momento giusto. Per ora sto servendo abbastanza bene, poi quest’anno fa più caldo e la palla viaggia un po’ di più. Del servizio però posso essere contento anche se su questa superficie la cosa ancora più importante è la percentuale. La percentuale di prime in campo ti può aiutare tantissimo a trovare poi la fiducia per i game di risposta. Ma abbiamo discusso a lungo nel team sul servizio: ed eravamo tutti d’accordo non tanto sulla quantità ma sulla qualità delle sessioni di allenamento. Mi diverto a giocare a tennis? Certo. Ho 24 anni e mi piace giocare a tennis altrimenti non sarei qua. C’è la pressione, certo. Poi ci sono le cose che mi piacciono fare di meno come queste. Però non posso cambiare questo e resto qua a parlare con voi. Poi certi giorni sei più contento, altri meno perché non dormi bene o hai qualche problema a casa. Ma più va avanti il torneo e più mi piace. Perché giocare i quarti di uno Slam sembra normale, ma non lo è. Devi battere giocatori forti. È anche importante godersi il momento in campo. Il mio team mi dà una mano”.

Il rapporto con Djokovic

Il nostro connazionale parla, poi, dell’evoluzione del suo rapporto con Novak Djokovic: “Quando avevo 14-15 anni l’ho visto allenarsi a Montecarlo, era la mia prima volta. Ho una foto con una felpa blu e i capelli lunghi. Quando te lo ritrovi per la prima volta davanti è incredibile. Lo vedi come irraggiungibile. Io sono sempre stato realista: non riuscirò mai ad arrivare a questo livello. Poi ci ho giocato la prima volta, sempre a Montecarlo. Prima della partita mi sono sentito contento solo per essere in campo, a prescindere. Speravo di riuscire a fare un game. Poi è arrivata la prima vittoria, è stata surreale in quel momento. Oggi però non cambia: so che posso batterlo se gioco bene, ma so anche che posso perdere. C’è pressione, ma la prendo in modo naturale. Lui per quanto si allena e la motivazione che ha ancora è incredibile. Possiamo essere solo contenti di vederlo qui a dare il 100% per provare a vincere il 25° Slam. È bello averlo qui. Vedremo se vincerà la sua partita e, nel caso, ci vedremo in semifinale”.