Juventus, senti Vlahovic: “Nessuno mi ha offerto il rinnovo”
A un mese dall’addio alla Juventus, Dusan Vlahovic ha deciso di raccontare la propria versione dei fatti. Oggi il centravanti veste la maglia del Besiktas, ma il capitolo bianconero resta inevitabilmente centrale nel suo racconto. In un’intervista rilasciata a Mozzart Sport, il serbo è tornato sugli ultimi mesi trascorsi a Torino, affrontando senza filtri le questioni che hanno accompagnato la sua permanenza alla Juventus fino alla scadenza del contratto: “Arrivavo da un anno difficile. Ho iniziato dalla panchina perché stavo entrando nell’ultimo anno di contratto. A mio parere, questo è stato l’unico motivo. Certo, sono arrivati anche due nuovi attaccanti, ma ho accettato quel ruolo perché ho deciso di andare in quella direzione. C’era pressione da parte del pubblico, dei media e dei tifosi… Capisco perfettamente i tifosi che leggono e accettano quello che viene detto loro. In tre anni, per quanto si sia scritto sul mio rinnovo di contratto con la Juventus, non ho avuto alcuna conversazione specifica con la dirigenza del club fino alla fine della stagione. L’ultima volta che abbiamo parlato è stato senza un accordo. Si è parlato molto del fatto che chiedessi varie condizioni, ma c’era molta pressione su di me che mi disturbava, perché so qual è la verità e so cosa è successo“.
Rapporti a rischio
Vlahovic respinge quindi l’idea di essere stato al centro di una strategia studiata ai suoi danni, ma contesta il modo in cui la vicenda del rinnovo è stata raccontata all’esterno. Secondo la sua ricostruzione, per lungo tempo si sarebbe parlato pubblicamente di un giocatore indisponibile a trattare con il club, mentre tra le parti non sarebbe mai iniziato un vero confronto sul nuovo contratto. Anche il rapporto con il pubblico, nel frattempo, si è deteriorato fino a episodi particolarmente pesanti per il centravanti: “Non parlerei di una cospirazione. Penso che siano cose normali, che succedono a tutti, soprattutto ai giocatori che entrano nell’ultimo anno di contratto. Ma, come ho detto, per tre anni si è scritto che mi rifiutavo di prolungare la mia collaborazione, che non volevo parlare con la società del rinnovo del contratto. L’unica verità è che non ho avuto alcuna conversazione specifica con la società a riguardo. Certo, c’erano voci tipo “dovremmo parlare del tuo contratto”, “forse dovresti prolungarlo, firmarne uno nuovo”, ma niente di più. Non ci sono state discussioni concrete, non ci siamo seduti a parlarne. Deve aver in qualche modo influenzato anche i tifosi. Dopotutto, il fatto che mi sia infortunato sei mesi prima della scadenza del mio contratto e il tipo di infortunio che ho subito, credo dica molto sul mio atteggiamento nei confronti della Juventus, indipendentemente dal fatto che io sia all’ultimo o al primo anno di contratto. Ma dev’essere stato difficile. Non è piacevole quando lo stadio ti fischia in un’amichevole contro la squadra Under 23.
La scelta giusta
Adesso il futuro si chiama Besiktas. La società turca ha insistito con convinzione per tutta l’estate, trasformando l’interesse iniziale in un’operazione concreta. A fare la differenza, oltre al pressing della dirigenza, è stata anche la presenza di Vincenzo Italiano, tecnico che Vlahovic conosce già dai tempi della Fiorentina. Una combinazione di elementi che ha portato il serbo a considerare Istanbul la soluzione più adatta per la nuova fase della sua carriera: “Sono qui per la voglia di portarmi qui che hanno dimostrato. Hanno cercato di farmi arrivare per tutta l’estate e mi è piaciuto molto, nella vita si deve andare dove ti vogliono di più. Il presidente e il direttore sportivo del Besiktas sono venuti a Belgrado, sono rimasti dieci giorni ciascuno e abbiamo parlato. Poi, ovviamente l’allenatore (Vincenzo Italiano, ndr) che conosco molto bene e con cui ho lavorato alla Fiorentina. Questa è forse la cosa più importante. Credo di aver preso la decisione migliore per la mia carriera in questo momento. Il tempo lo dirà, ma io ne sono convinto“.