Mondiali

Fabio Grosso: l’uomo di Berlino oggi tra panchina e ricordi

Ai Mondiali di Germania 2006 fu inatteso protagonista tra il rigore conquistato con l’Australia e quello decisivo segnato in finale, ma soprattutto con il gol con la Germania e un’esultanza alla Tardelli rimasta impressa in una nuova generazione di italiani
Fabio Grosso
Fabio Grosso (Photo by Martin Rose/Bongarts/Getty Images)

In ogni Mondiale ci sono i protagonisti attesi, le stelle verso cui sono rivolti tutti gli sguardi, e chi invece è destinato a svolgere il ruolo del gregario. Ma in ogni Mondiale che si rispetti ci sono soprattutto gli eroi a sorpresa, coloro che vivono un mese d’oro e rimangono impressi nell’immaginario collettivo degli appassionati di calcio per delle gesta che incidono in modo significativo sul percorso della propria nazionale. E tra questi, per tutti i tifosi italiani e non solo, non può non esserci la figura di Fabio Grosso, eroe inatteso di Germania 2006. Dal rigore conquistato contro l’Australia a quello segnato in finale contro la Francia, senza dimenticare soprattutto la rete segnata ai padroni di casa: se gli Azzurri di Lippi riuscirono a sollevare la coppa a Berlino buona parte del merito va inevitabilmente anche al terzino. Vent’anni più tardi l’Italia si prepara al terzo Mondiale di fila guardato da casa. E Fabio Grosso, invece, che fine ha fatto?

Fabio Grosso e Germania 2006: il Mondiale dell’eroe inatteso

L’Italia arriva al Mondiale di Germania 2006 travolta dallo scandalo di Calciopoli. Il gruppo a disposizione di Lippi può contare ancora su diversi big e su qualche giovane importante, ma nessuno dà particolare credito agli Azzurri per quanto stava accadendo in patria. Fabio Grosso non faceva parte di nessuna delle due categorie: non era un big del vecchio ciclo e non era neanche un giovane di belle speranze. La carta d’identità recitava 29 anni da compiere a novembre, appena cinque stagioni in Serie A e un posto fisso in Nazionale conquistato solo da qualche mese. Una carriera più che onesta, ma che vedeva Grosso ancora impegnato in provincia con la maglia del Palermo: non annoverarlo tra i protagonisti certi del Mondiale sembrava legittimo. Il destino aveva in mente però ben altri piani: dopo due presenze su tre nel girone, Grosso diventa fondamentale nella fase a eliminazione diretta. Agli ottavi, contro l’Australia, conquista il rigore decisivo nel recupero che evita agli Azzurri il rischio dei supplementari. Un rischio inevitabile contro la Germania padrona di casa in semifinale, ma è ancora Fabio Grosso l’eroe inatteso. Al minuto 119 sugli sviluppi di un corner Pirlo si inventa un passaggio impossibile, ma la conclusione a giro di prima intenzione da dentro l’area di Grosso è una parabola perfetta che finisce in rete, regala la finale all’Italia e un’esultanza iconica alla Tardelli al giocatore del Palermo. Che, poi, per chiudere il cerchio si presenta sull’ultimo pallone ai rigori della finale contro la Francia e, battendo Barthez, riporta in Italia un Mondiale ventiquattro anni dopo l’ultima volta. 

La carriera di Fabio Grosso dalla gavetta al tetto del mondo

Prima di brillare al Mondiale la carriera di Fabio Grosso era stata quella di chi si era costruito tutto da solo, con grande impegno e una voglia fuori dal comune. Nato a Roma, inizia la carriera a 17 anni in Eccellenza con il Renato Curi. Dopo quattro stagioni la promozione tra i Dilettanti lo aiuta a farsi notare: sei mei più tardi arriva la chiamata del Chieti in C2. Lì Grosso rimane due anni e mezzo, fino a quando a 24 anni i suoi sforzi vengono notati dal Perugia che lo porta in Serie A. Lì il classe ‘77 inizia a mettersi in mostra in massima serie conquistando anche un Intertoto, prima di passare al Palermo dopo due anni e mezzo e di arriare, dopo altri trenta mesi, al Mondiale 2006. Da quel momento l’exploit è completo: arriva il trasferimento all’Inter, poi tre anni al Lione prima di chiudere con tre stagioni alla Juventus. In totale. Il palmares si arricchisce tra campionati, coppe nazionali e Supercoppe, mentre l’avventura in Azzurro si chiude nel 2009 senza altri particolari picchi. Ma il segno lasciato sulla cavalcata del 2006 rimane indelebile ancora oggi.

Che fine ha fatto Fabio Grosso

Dopo il ritiro nel 2012, Fabio Grosso è rimasto legato professionalmente alla Juventus. Ha studiato da allenatore e nella stagione 2013/14 è diventato il vice della Primavera bianconera, venendo promosso l’anno seguente primo allenatore e ricoprendo quel ruolo fino al 2016/17. Da allora diverse esperienze brevi, durante massimo una stagione, in diverse prime squadre: BariVeronaBrescia Sion, in Svizzera, senza particolari picchi. Nel marzo 2021 subentra a un altro campione del Mondo, Alessandro Nesta, sulla la panchina del Frosinone dodicesimo in Serie B. Chiude la stagione al decimo posto e viene confermato, sfiorando soltanto l’accesso ai playoff nell’anno seguente. La promozione in A arriva con tre giornate di anticipo nella terza stagione, quella 2022/23, regalando a Grosso la prima grande gioia da allenatore. Dopo la scelta di non rinnovare il contrato, a settembre 2023 diventa l’allenatore del Lione, ma l’avventura dura due mesi e mezzo e non va come sperato, rimanendo anche ferito nella trasferta di Marsiglia dopo una sassaiola degli ultras avversari. Dopo una pausa, a giugno 2024 diventa l’allenatore del Sassuolo appena retrocesso in B. La promozione è immediata e arriva con cinque giornate di anticipo. Nell’anno seguente, la stagione appena conclusa, il Sassuolo si salva senza alcun rischio in Serie A, arrivando all’undicesimo posto. Risultati che valgono l’interesse della Fiorentina, quella che salvo sorprese sarà la prossima squadra di Fabio Grosso. Che, dopo aver contribuito a scrivere da giocatore pagine indelebili della storia del calcio italiano, sogna una carriera altrettanto soddisfacente da allenatore. Sempre, però, seguendo la traiettoria della sua vita: partendo dalla gaveta, fino a sognare di arrivare sul tetto del mondo.