Mondiali

Francia-Italia 2006: la finale delle emozioni e dei colpi di testa

L'ultima grande gioia del nostro calcio prima del lento declino arrivò grazie a una straordinaria prova di carattere
L'Italia alza al cielo la Coppa del Mondo nel 2006 Getty Images)

La finale di Berlino è stata uno dei momenti più dolci e, contemporaneamente, il punto di non ritorno del calcio italiano. Dall’estasi per il quarto titolo iridato infatti il nostro movimento si è letteralmente accartocciato su se stesso e la Nazionale ha prima mancato la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta nelle due edizioni successive e poi è addirittura finita esclusa da ciascuna delle ultime tre. Un tracollo per certi versi inspiegabile eppure cristallino vista la piega sinistra, che non cancella tuttavia una serata scolpita nella memoria di qualunque appassionato e persino di chi un Mondiale con l’Italia non lo ha neppure mai visto. La partita contro i rivali eterni della Francia è infatti un momento iconico della nostra storia, un album di incredibili diapositive e protagonisti più o meno attesi che tutti insieme hanno remato in un’unica direzione per tirarci fuori da un baratro in cui siamo poi clamorosamente ricaduti, lentamente e inesorabilmente.

Cemento armato

Era infatti l’estate del post Calciopoli ed era quella la storia di un manipolo di eroi che guidati da un Marcello Lippi in formato Giulio Cesare era in missione, più che per conto di Dio, per conto proprio. Una squadra stracolma di campioni ma soprattutto grandi uomini, che ha fatto scudo attorno a se stessa respingendo qualunque polemica o malelingua in un percorso che ci ha visti vacillare sì, ma mai cadere. E arrivare all’appuntamento col destino con cuore, testa e “huevos”. E in quel percorso ce ne furono eccome di sliding doors, momenti che senza una mentalità granitica avrebbero sciolto anche formazioni persino più attrezzate. L’infortunio al leader Nesta, il rosso con annessa squalifica a De Rossi, il goffo autogol di Zaccardo e l’espulsione agli ottavi di Materazzi che poteva costare carissima. Ma il contraltare, d’altronde, fu leggendario: la sparecchiata di Pirlo contro il Ghana a rompere il ghiaccio, Inzaghi-Barone coast-to-coast, Francesco Totti x10 all’ultimo secondo contro l’Australia, fino a Grosso a giro più la filastrocca che chiunque c’era e forse non solo ricorda a memoria (“La mette fuori Cannavaro” e via dicendo) per eliminarli, i tedeschi, a casa loro. Fino a un ultimo ostacolo: Zizou e la sua armata Bleus.

Mentalità di ferro

Favorita alla vigilia, la Francia parte più sciolta e trova il vantaggio dal dischetto con Zidane, che bacia la traversa con lo scavino approfittando dell’entrata scomposta di Materazzi su Malouda. SuperMarco però, che di colpi di testa nel bene e nel male ne ha inteso per tutta la carriera, stavolta l’ha tenuta sulle spalle avvitata ben salda. Prima per pareggiarla su corner con una zuccata dirompente, poi per farla perdere la testa proprio a Zizou che macchia la serata d’addio alla sua sfavillante carriera colpendo in pieno petto con una trasteverina”capocciata” il difensore dell’Inter. Per reazione a un insulto, si dirà poi, e se sia vero o meno lo sa chi era in campo lì in quel momento cruciale della storia del nostro sport. E quella testa, quella tenuta di nervi assoluta dei nostri ragazzi, fu appena più salda dei cugini d’oltralpe alla lotteria dei rigori quando Trezeguet colpi in pieno la traversa, mentre dei nostri nessuno tremò. E l’Italia chiamò, un’ultima volta prima del disastro. Con il cuore, ma con la testa un po’ di più.