Mondiali

Gheorghe Hagi: il genio rumeno tra calcio e famiglia

Talento geniale e ribelle, Gheorghe Hagi è stato il calciatore rumeno più forte della storia. Protagonista in tre Mondiali

Se qualcuno dovesse andare a Bucarest e dire “Regele”, si alzerebbe un coro unico di tutto il popolo rumeno che risponderebbe con il nome di Gheorghe Hagi. Il “Re”, conosciuto nel mondo come il Maradona dei Carpazi, è stato uno dei calciatori più forti e geniali degli anni Novanta, protagonista anche ai Mondiali. Genio e sregolatezza, Hagi era dotato di un mancino fatato che ha stregato il calcio europeo, trascinando la Steaua Bucarest nell’Olimpo. Con la Romania ha partecipato a tre edizioni dei Mondiali, dominando a USA ’94. 

Dalla Steaua al Real: la carriera nei club di Hagi

Gheorghe Hagi incanta la Romania negli anni Ottanta con le maglie di Farul Costanza, Sportul Studentesc e soprattutto Steaua Bucarest. Il Maradona dei Carpazi arriva nella squadra più vincente di Romania a 21 anni dopo la storica vittoria della Coppa dei Campioni nel 1986 e al suo esordio firma il gol vittoria nella finale di Supercoppa UEFA contro la Dinamo Kiev. In quattro anni trascina la Steaua a un’altra finale di Coppa dei Campioni, questa volta persa contro il Milan. Hagi attrae l’interesse di tutte le grandi d’Europa, ma il regime comunista di Ceaușescu non gli permette di uscire dalla Romania. Con la caduta del regime, nel 1990 Hagi è pronto al grande salto e le sue prestazioni a Italia ’90 lo portano al Real Madrid. Dopo due anni non straordinari con i Blancos, Hagi arriva in Italia e gioca due stagioni con la maglia del Brescia, prima di tornare in Spagna questa volta con i colori blaugrana del Barcellona. Chiude poi la carriera giocando cinque anni in Turchia con la maglia del Galatasaray, prima di ritirarsi all’età di 36 anni. 

Hagi leggenda della Romania: tre Mondiali da protagonista

Hagi fa l’esordio in Nazionale a 18 anni grazie al coraggio di Mircea Lucescu, che vede in lui il giocatore intorno al quale costruire la Romania del futuro. L’obiettivo è tornare ai Mondiali e viene raggiunto nel 1990, vent’anni dopo l’ultima partecipazione della Romania a Messico 70. In Italia Hagi trascina la Romania agli ottavi di finale, eguagliando il miglior risultato nella sua storia ottenuto nelle edizioni del 1934 e 1938. Risultato che verrà addirittura migliorato a USA ’94, dove Gheorghe Hagi diventa uno dei volti del Mondiale. Il numero 10 è inarrestabile, segna, fa assist e dribbla chiunque passi dalle sue parti. La Romania vince il girone A, batte l’Argentina priva di Maradona agli ottavi di finale e ai quarti è avanti 2-1 nei supplementari contro la Svezia. Il pareggio a cinque minuti dalla fine di Kennet Andersson e i calci di rigore condannano la Romania di Hagi all’eliminazione. L’ultima partecipazione del “Regele” al Mondiale è a Francia ’98, con la nazionale rumena eliminata agli ottavi di finale dalla rivelazione Croazia.  

L’Hagi allenatore: dalla nazionale alla nazionale, un giro lungo 25 anni

Dopo 125 presenze con la maglia della Romania, la federazione decide di affidare subito dopo il ritiro la panchina della nazionale a Gheorghe Hagi. L’obiettivo è qualificarsi al Mondiale di Corea e Giappone 2002, obiettivo fallito che portano alle dimissioni dell’ex numero 10. Da quel momento inizia la carriera da allenatore di club, che si divide tra Turchia e Romania. In panchina vive esperienze turbolente: al Bursaspor viene nominato allenatore nel giugno 2003 e si dimette a inizio stagione, alla Steaua Bucarest nel 2007 si dimette tre mesi dopo il suo arrivo in estate per contrasti con la dirigenza. Siede due volte sulla panchina del Galatasaray, ma la sua avventura migliore è alla guida del Viitorul Constanta, squadra di cui è anche proprietario. Rimane sulla panchina per sei anni, firmando l’impresa di vincere il campionato rumeno nel 2017. Nel 2011 rifiutò il ritorno alla guida della nazionale rumena, ma 15 anni dopo non è riuscito a dire no. Hagi è tornato alla guida della Romania raccogliendo l’eredità di Mircea Lucescu, l’allenatore che lo ha lanciato a 18 anni in nazionale e scomparso pochi giorni dopo l’eliminazione della Romania dal Mondiale per mano della Turchia.