Mondiali

Rivaldo: il Pallone d’Oro tra gloria e nuova vita 

Rivaldo e la carriera tra Brasile, Spagna e Italia. Il Pallone d'Oro e il Mondiale vinto con la nazionale brasiliana

Si avvicinano i Mondiali e tra le nazionali che vi parteciperanno ci sarà anche il Brasile. Tra le stelle che hanno vestito la maglia verdeoro impossibile non menzionare Rivaldo, Pallone d’Oro nel 1999. Il brasiliano ha avuto una parentesi anche in Serie A, con la malia del Milan. 

Rivaldo, la consacrazione al Barcellona e il Pallone d’Oro

Nel 1989 inizia l’avventura nel calcio professionistico di Rivaldo, quando firma il suo primo contratto con la squadra della sua città natale e lì inizia il suo viaggio nel mondo del calcio che, dopo una serie di trasferimenti in patria, lo porta in Europa. In Spagna per la precisione, prima al Deportivo La Coruña e poi al Barcellona. È nel club catalano che si consacra. Qui arricchisce il palmares che già contata due campionati paulisti e uno brasiliano, si aggiungono due campionati e una Coppa di Spagna e poi una Supercoppa Uefa. Lo score è di 235 presenze e 130 gol messi a segno. Dopo due anni in Catalogna vince anche il premio più ambito tra i calciatori: il Pallone d’Oro, nello stesso anno si aggiudica anche la Copa America col Brasile. Conclusa l’esperienza al Barcellona, per Rivaldo arriva il momento di cambiare aria ma non di lasciare l’Europa. Nel 2002, l’anno in cui vince il Mondiale, firma per il Milan, arriva con grandi aspettative che però non si dimostrano all’altezza. Il suo rendimento in rossonero non è lo stesso di quello un blaugrana: 40 presenze e appena 8 gol. La stagione però, si rivela comunque positiva perché il Diavolo in quell’annata vince Coppa Italia, Champions League e Supercoppa Uefa. Nel 2003 la rescissione del contratto. Non smette di viaggiare, continua il suo tour in giro per il mondo tra Cruzeiro, Olympiakos e AEK Atene. Poi il campionato uzbeko e infine, il ritorno al Mogi Mirim. 

Rivaldo, che fine ha fatto? La vita dopo aver appeso gli scarpini al chiodo

Dopo la fase più brillante della carriera europea, quindi, Rivaldo non si è limitato a un lento tramonto. Ha continuato a giocare a lungo, girando il mondo tra Brasile, Grecia, Uzbekistan e Angola, con una resistenza fuori dal comune per un campione della sua generazione. Persino a 43 anni è tornato protagonista con il Mogi Mirim, club di cui era anche presidente, arrivando a condividere il campo con il figlio Rivaldinho. Quell’immagine racconta bene la sua evoluzione: non più solo star internazionale, ma padre, dirigente e uomo di calcio a tutto tondo. Il Mogi Mirim ha rappresentato per lui una sorta di laboratorio di vita, in cui la passione per il gioco si è intrecciata con la dimensione familiare e gestionale.

Imprenditore di successo

Oltre al calcio, Rivaldo ha saputo capitalizzare i milioni guadagnati in carriera con astuti investimenti imprenditoriali. Uno dei primi è la società R10, attiva in settori diversificati come la blindatura auto, l’immobiliare, saloni di bellezza e spa, con un capitale sociale attuale di 25 milioni di real brasiliani. È anche socio e amministratore di Beta 50 e CSR Eventos, Turismo e Promoções Esportivas, mentre negli ultimi anni ha stretto sponsorizzazioni lucrative, tra cui un importante sito di scommesse estero. Dal 2015 risiede negli Stati Uniti, base ideale per gestire il suo portafoglio globale. Negli ultimi anni Rivaldo ha trovato una nuova forma di centralità fuori dal campo. Nel settembre 2023 è diventato azionista del Farul Constanța, club romeno guidato da Gheorghe Hagi, acquistando il 10% delle quote e entrando così in una realtà con ambizioni internazionali. La scelta è stata letta come un segnale di continuità con la sua idea di calcio: investire in un progetto, non limitarsi a osservare da lontano. È questo il tratto più interessante della sua attuale vita sportiva. Rivaldo non cerca il rumore del passato, ma un ruolo dentro il presente del calcio, con un profilo discreto e concreto. La gloria di ciò che è stato resta intatta, ma oggi la sua storia parla soprattutto di trasformazione: da campione assoluto a imprenditore e dirigente che ha saputo ricollocarsi senza perdere identità.