Terzo tempo

Mondiali 2026, la FIFA censura tutti gli sponsor: la polemica tra grandi aziende finisce sui social

È polemica tra i grandi marchi, coperti dalla FIFA durante i Mondiali 2026 perché non sono sponsor del torneo

Sta facendo molto discutere la regola sulle etichette imposta dalla FIFA nei Mondiali 2026: se non si tratta di uno sponsor del torneo, allora deve essere coperto. Questa è la linea di guida dell’organizzatrice, che non ammette eccezioni. E riguarda tutti, dal marchio che si vede allo stadio fino a quello che indossano i giocatori. Addirittura nelle ultime ore è andata virale una foto di Jamal Musiala, fantasista della Germania, che ha dovuto coprire la scritta ‘Beats by Dr. Dre’ sulla sue cuffie mentre si trovava in campo prima di una partita. La ‘censura’ ha colpito proprio tra aziende più grandi e importanti in assoluto, con alcune che danno anche il loro nome agli stadi negli Stati Uniti.

Il caso Levi’s

Il caso che ha fatto più scalpore è quello di Levi’s, sponsor del San Francisco Bay Area Stadium di Santa Clara, in California. In virtù della sua regola, la FIFA ha coperto con un telo bianco la scritta Levi’s situata sopra la stadio. E lo stesso è successo a Gillette, sponsor del Boston Stadium di Foxborough, nel Massachusetts. La copertura in questo caso è avvenuta con ‘la schiuma da barba’, con lo stesso marchio che ha pubblicato la foto sui social: “Almeno noi abbiamo potuto scegliere come coprirlo”, si legge sull’immagine condivisa su Instagram. E nella bio: “Levi’s, hanno preso anche noi”. “Allora ci sono dei preferiti”, ha risposto Levi’s; “Ci siamo dentro insieme”, ha ribattuto Gillette. Una sorta di solidarietà tra grandi aziende.

Gli altri grandi marchi

E a loro si è aggiunto anche Heinz, che ha pubblicato una foto della bottiglia di ketchup con il nome coperto e il commento: “Siamo alla partita, anche quando non possiamo dirlo…”. La risposta di Levi’s è stata immediata: “Accidenti. Anche voi?”; “Lo supereremo insieme”, ha aggiunto Heinz. La carrellata si chiude con Tabasco che si è rivolta alla FIFA condividendo l’immagine della sua bottiglia di salsa quasi totalmente coperta: “FIFA, libera l’etichetta”. E poi con Chiquita, che ha pubblicato la foto del suo marchio oscurato da un telo bianco scrivendo: “Le grandi icone non si possono coprire, vero Levi’s?”. Una polemica portata avanti con tanta ironia e gioco sui social, che per questi giorni dei Mondiali può funzionare anche come politica di marketing.