Terzo tempo

Mondiali 2026, Nagelsmann in lacrime: l’immagine del fallimento della Germania

Tante parole e pochi fatti. Tante proteste e poche idee: il fallimento della Germania ai Mondiali 2026 nell’immagine di Nagelsmann
Julian Nagelsmann in lacrime (GettyImages)

Lacrime che spiegano perfettamente la delusione e lo stupore che provocano l’eliminazione della Germania ai Mondiali 2026. Non tanto perché ci si aspettasse che la nazionale tedesca potesse vincere questa edizione, ma il modo in cui la squadra di Julian Nagelsmann fa evidentemente rumore. Dopo aver vinto il girone grazie ai sei punti conquistati nelle prime due partite, la Germania aveva mostrato alcune difficoltà già nella sconfitta contro l’Ecuador. Lacune che si sono accentuate nei sedicesimi di finale contro il Paraguay, specialmente in un primo tempo che è l’emblema della confusione tedesca. C’è anche lo zampino di Julian Nagelsmann nell’eliminazione della Germania, frutto di scelte non sempre comprensibili e un atteggiamento presuntuoso che è stato fatale alla “Mannschaft”.

Mondiali 2026, gli errori di Nagelsmann e le cause dell’eliminazione della Germania

Che la partita contro il Paraguay si potesse trasformare in una trappola per la Germania di Julian Nagelsmann si era intuito praticamente subito. La “Albirroja” copriva tutti gli spazi, ha concesso percentuali bulgare di possesso palla ai tedeschi che però non si sono mai resi pericolosi nel primo tempo dalle parti del portiere Gill. Un possesso palla a tratti spocchioso, senza mai cercare la verticalizzazione e quel calcio tutto intensità e “gegenpress” che ha caratterizzato la Germania nello scorso decennio. Il vantaggio di Enciso è stato un cazzotto pesante e non è bastato il gol di Havertz, per la prima volta la Germania perde ai rigori ed è fuori dai Mondiali 2026. Nagelsmann ci ha messo del suo, l’insistenza sul quartetto fantasia con gli evanescenti Sané, Musiala e Wirtz dietro ad Havertz improvvisamente accantonata oggi. Undav schierato dal primo minuti, impalpabile da titolare dopo esser stato sempre decisivo entrando dalla panchina. E poi quell’atteggiamento di finta aggressività a bordo campo, proteste su proteste per alzare i toni quando bisognava solo alzare i ritmi in campo. La Germania è stata schiava del suo atteggiamento e lo ha pagato dicendo addio prematuramente ai Mondiali 2026.