De Laurentiis rivoluziona il calcio: “Partite più brevi, leghe a 16 squadre e… il Super Campionato”
Oggi il Napoli è la squadra che più di tutte si trova al centro delle voci sul futuro del calcio italiano. Da una parte c’è Aurelio De Laurentiis che è stato tra i primi a caldeggiare la candidatura di Giovanni Malagò come presidente della FIGC al posto dell’uscente Gravina. Dall’altra c’è Antonio Conte che ha aperto a un suo futuro in Nazionale comprendendo il fatto che il suo nome potesse essere accostato a quello della panchina azzurra. Entrambi i temi tengono banco da giorni lungo la Penisola, ma dalle parti di Castel Volturno, dopo una prima linea decisamente forte e aperta a mettersi al servizio della Nazionale, si è deciso per optare verso scelte comunicative più caute. Lo stesso ADL nell’intervista rilasciata ai taccuini del New York Times parlando del calcio italiano (e non solo) ha messo sul piatto una serie di proposte, ma si è espresso con particolare equilibrio sul futuro di Antonio Conte.
De Laurentiis sul futuro di Conte
“Antonio Conte è un uomo molto serio. Ha un contratto con me, non mi abbandonerebbe mai all’ultimo minuto. Ucciderebbe la sua creatura, se la abbandonasse all’ultimo minuto, creerebbe un grosso problema. A meno che non decida immediatamente di andare via, allora avrei tempo in questi mesi per trovare qualcun altro. Altrimenti non credo che Conte lasci mai il Napoli. È serio e professionale. Ad oggi non abbiamo un capo della Federazione, quindi nessuno può proporgli la panchina. Bisogna prima risolvere questo problema, altrimenti dovremo aspettare le elezioni federali a giugno”.
I retroscena tra Conte e De Laurentiis
“Il primo incontro con Conte? È stato dieci anni fa alle Maldive. Eravamo in vacanza, ho conosciuto la sua famiglia. Mentre eravamo a pesca, mi ha raccontato la sua teoria sul calcio, affascinandomi. Era come uno scrittore che mi descriveva un film incredibile da realizzare. Quando è arrivato il momento non ho esitato a contattarlo per convincerlo a venire a Napoli ed è stato un buon matrimonio. Antonio è come quel personaggio nel film di Stanley Kubrick sui militari. Quando lavori per 100 milioni di sostenitori, hai una responsabilità enorme. Non si può scherzare, ma i giocatori sono ragazzini e possono commettere errori. Quindi vanno governati con mano fermissima e Antonio è perfetto da questo punto di vista. È un grande allenatore perché ha il concetto di come difendere e quando lo sai fare bene probabilmente vinci. Se vuoi solo attaccare, probabilmente perdi. Forse è più eccitante, ma non vinci nulla. All’inizio della nostra avventura, abbiamo ricevuto un’offerta da 200 milioni dal Psg e altri club per vendere in blocco Osimhen e Kvaratskhelia insieme. Conte mi disse ‘puoi vendere Osimhen, ma per favore non vendere Kvaratskhelia’. È stato un grande errore, perché poi ho avuto problemi sia con il padre che con il suo agente“.
Le richieste degli allenatori
“Ci sono alcuni allenatori a cui piace condividere le decisioni per il calciomercato. Altri che invece lasciano la gestione alla società. Nel secondo anno con Spalletti – continua – ho licenziato 6 giocatori e ad altri sono scaduti i contratti: sono andato sul mercato e ho comprato 6 giocatori, poi abbiamo vinto lo scudetto. Spalletti mi chiese solo di acquistare Raspadori, fu l’unica sua richiesta. Raspadori non ha avuto un grande successo con il Napoli, può succedere. Quando un allenatore ti chiede giocatori, cerchi sempre di accontentarlo per evitare che poi possa dirti ‘guarda ti avevo detto di comprare quel giocatore, guarda come gioca e come segna‘”.
De Laurentiis e le nuove riforme per il calcio: meno tempo ma effettivo e… il Super Campionato
“Il calcio sta perdendo il pubblico dei più giovani, la nuova generazione è il nostro oro. Se non li accontentiamo, moriremo e non ci sarà più la stessa partecipazione degli ultimi 100 anni. Le partite sono troppo lunghe, così come i 15 minuti di intervallo. Ridurrei ogni tempo da 45 minuti a 25 minuti, col tempo effettivo al posto dei minuti di recupero. Così i calciatori smetterebbero di fare i buffoni come attori, fingendo infortuni per perdere tempo. Eliminerei le espulsioni, mandando i giocatori fuori dal campo per 5 minuti in caso di cartellino giallo e per 20 minuti in caso di cartellino rosso. Bisogna cambiare le regole per aumentare lo spettacolo e il numero di goal. Il fuorigioco deve essere cambiato, non si può annullare un goal per pochi millimetri. La Serie A dovrebbero ridurre il numero di squadre da 20 a 16, escludendo chi ha meno di un milione di tifosi. Le squadre più importanti di Italia, Spagna, Francia, Germania e Inghilterra devono formare un campionato europeo. Non chiamatela Super Lega, ma Super Campionato“.
Il calcio va rinnovato
“Il calcio è troppo vecchio, dobbiamo rinnovarlo. Oggi nel calcio gli arbitri decidono quanto recuperare, io lotto con la FIGC perché quest’arbitro non era bravo, quello fa così, l’altro fa così: è un’anarchia. Non è buono, per lo sport soprattutto. Il calcio è un’industria e loro non lo capiscono. Noi investiamo tantissimi soldi, parlano troppe persone. Come gli agenti che sembrano i proprietari del calcio. È poco corretto. Gli agenti sono persone che offrono un servizio, non sono i padroni. Gli agenti chiedono tantissimi soldi per cosa? Solo per firmare un contratto e poi scomparire? Se un giocatore ha un problema, gli agenti scompaiono“.
Troppe partite
“Nel 1986 eravamo solo 16 squadre in Serie A, poi siamo diventati 20, ma anno per anno il numero delle partite è esploso. Perché ognuno vuole una medaglia. La Uefa vuole fare più soldi, poi dopo l’arrivo del Re Infantino abbiamo fatto il Mondiale per Club. I giocatori non possono giocare 70 partite in una stagione, altrimenti si suicidano. Puoi farlo per una stagione ma come possono resistere? Modric ha 40 anni, è un giocatore fantastico ma se gli dici: Caro Luka, vuoi giocare 70 partite all’anno? Direbbe: assolutamente no“.