Djokovic torna sulla semifinale di Wimbledon 2026: “Non voglio togliere meriti a Sinner ma…”. Poi apre al ritiro
A 39 anni compiuti, Novak Djokovic sogna ancora il 25° titolo Slam, ma a Wimbledon 2026 non è andato oltre la semifinale arrendendosi con un triplice 6-4 opposto a Jannik Sinner.
Djokovic presenta il suo documentario a New York
Nole si trova attualmente a New York, dove ha presentato il documentario “Novak Djokovic – Il lupo d’inverno“, prodotto da Prime Video, in un evento speciale a cui hanno preso parte leggende dello sport del calibro di John McEnroe, Mike Tyson, Zlatan Ibrahimovic e Juan Martin del Potro.
L’ex n. 1 del mondo ha, inoltre, partecipato al programma CBS Mornings, ripercorrendo la straordinaria storia d’amore con il tennis: “Ho iniziato a giocare a tennis all’età di quattro anni, nessuno aveva mai toccato una racchetta nella mia famiglia. Non avevamo una grande tradizione in questo sport in Serbia. Ho cominciato a interessarmi al tennis e mi sono innamorato. Ho chiesto a mio padre di comprarmi una racchetta ed è iniziata così la mia storia d’amore con il tennis. Mostrare le emozioni in campo? È tutto collegato alla mia infanzia e alle mie origini. Il mio Paese ha vissuto la guerra negli anni ’90, l’embargo, diverse sanzioni, una crisi economica e sociale. Io ho scelto lo sport più costoso e i miei genitori hanno voluto supportarmi. Ho due fratelli, anche loro volevano giocare a tennis, ma non hanno ricevuto lo stesso mio supporto. I miei genitori sono stati male per questo, ma hanno dovuto prendere una decisione in quel momento. Ho giurato a me stesso che li avrei ripagati regalandogli la migliore vita possibile”.
Djokovic spiega la netta sconfitta con Sinner a Wimbledon 2026
Nell’occasione, il 24 volte campione Slam ha rivelato di non aver recuperato le energie spese con Félix Auger-Aliassime ai quarti dello Slam londinese prima della semifinale con il nativo di San Candido: “Penso alla mia età? Penso a giocare un buon tennis. Sono le persone a ricordarmi l’età. E se non lo fanno loro, ci pensa il mio corpo. Cerco di sfruttare ogni minimo vantaggio possibile per riuscire a competere ancora al più alto livello con i più giovani. Il corpo ovviamente risponde in maniera diversa ora, è biologia. Ho giocato per più di 20 anni al livello più alto e impiego molto più tempo per recuperare. Dopo il quarto di finale contro Felix Auger-Aliassime di cinque ore e 15 minuti, non sono riuscito a recuperare come avrei voluto in vista della semifinale. Non voglio togliere nulla ai meriti di Sinner, che ha vinto il torneo, ma ora è diverso per me. Ho sempre la sensazione di poter competere al massimo livello. Ma bisogna essere onesti: il momento del ritiro è più vicino che mai”.