La rivelazione di Zverev: “40 iniezioni dopo Roma per giocare il Roland Garros”. Poi la stoccata a Becker
Il primo titolo Slam messo in bacheca da Alexander Zverev l’ha sicuramente portato ad aprirsi di più con il mondo e, in una intervista rilasciata alla BILD, parla per la prima volta dell’infortunio che l’ha tormentato nell’ultimo anno e mezzo.
Per Zverev un serio problema alla schiena
Sascha ripercorre questo periodo con grande partecipazione: “Amo lavorare. Amo andare in palestra. Se smettessi oggi il tennis, continuerei ad allenarmi perché mi piace da morire. Sì, vincere questo titolo è stata una enorme motivazione, ma non è la ragione per cui ho lavorato così duramente. Mi piace. Se non mi alleno, non mi sento bene. Non significa che vincerò Wimbledon tra poche settimane, ma non smetterò certo di lavorare o vorrò allenarmi di meno. Voglio continuare a giocare per altri dieci anni. L’anno scorso ho avuto problemi alla schiena e un edema osseo legato a un disturbo metabolico. È per questo che giocavo con dolore. Non riuscivo ad allenarmi correttamente e ho perso la tecnica. Dall’Australian Open fino a Vienna, ero molto lontano dal mio miglior livello. A Shanghai ho iniziato a gestire meglio questi problemi e gradualmente mi sono sentito meglio. È per questo che ho ritrovato un buon livello di gioco. Il medico Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt a dicembre mi ha fatto molte iniezioni. Forse non erano 70, ma sono certo che ce ne siano state circa 60. Grazie a lui ho potuto giocare quest’anno senza dolore. Dopo il Masters 1000 di Roma, l’ho rivisto e me ne ha fatte un’altra quarantina. Ha quindi giocato un ruolo importante in questo titolo e mi ha aiutato enormemente”.
La frecciatina di Zverev a Becker
Il n. 3 della classifica ATP sottolinea, poi, come l’allenatore, compreso Boris Becker, possa fare poco quando un tennista è infortunato come è capitato a lui: “La questione del coach non è mai stata un problema per me. Non sono quel tipo di persona. Quando tutto va bene, è meraviglioso, ma se tre mesi dopo non funziona più, bisogna per forza licenziare tutti? A volte bisogna anche prendersi le proprie responsabilità. Anche se Boris Becker fosse stato seduto accanto a me, non avrebbe potuto fare miracoli nel periodo in cui ero infortunato”.