Roland Garros

Roland Garros 2026, Djokovic fa litigare Kecmanovic e Troicki: ecco cosa è successo

Novak Djokovic si trova all’interno di un triangolo lavorativo a dir poco singolare
Novak Djokovic
Novak Djokovic (Getty Images)

Novak Djokovic ha deciso di avvalersi dell’aiuto del capitano della nazionale serba di Coppa Davis, Viktor Troicki, nel ruolo di allenatore per l’edizione 2026 del Roland Garros, scatenando il risentimento del connazionale Miomir Kecmanovic, scaricato da Troicki nell’arco di appena 24 ore come spiegato dal n. 48 della classifica ATP dopo la vittoria all’esordio a Parigi contro l’ungherese Fabian Marozsan.

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Il punto di vista di Kecmanovic

Ecco quanto accaduto secondo l’opinione di Kecmanovic: “La sua decisione mi ha confuso, per non dire scioccato! Domenica ho vinto il Challenger di Valencia e il lunedì successivo mi è stata comunicata la fine della collaborazione. Mercoledì saremmo dovuti partire per Parigi e lui martedì pomeriggio era già sullo Chatrier con Novak. È tutto chiaro e non c’è molto altro da aggiungere. Sono molto deluso”.

La replica di Djokovic

Sull’argomento non poteva non intervenire il 24 volte campione Slam: “Abbiamo avuto dei contatti con Kecmanovic, anche se non ci siamo visti di persona. Vorrei comunque congratularmi con lui per la vittoria ottenuta al primo turno e per aver vinto il torneo a Valencia. L’ho contattato, abbiamo parlato e gli ho spiegato il mio punto di vista su quanto accaduto. Come lui l’abbia presa e cosa ci sia tra lui e Viktor non lo so, non voglio entrare in questa situazione. Questo è tutto ciò che posso dire. La scelta di Troicki? Viktor è un amico: ci conosciamo da quando avevamo otto o nove anni. Ci conosciamo anche in campo: ho giocato contro di lui, abbiamo giocato il doppio insieme, abbiamo disputato e vinto la Coppa Davis insieme. È stato capitano e allenatore quando ho vinto la medaglia d’oro ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. Abbiamo viaggiato insieme per tantissimi anni. È sicuramente una delle persone a me più vicine. Non volevo portare persone sconosciute nella squadra, non ho più la pazienza per quello. Volevo qualcuno che mi conoscesse bene e che potesse certamente contribuire con la sua esperienza. Questo è il motivo principale”.